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venerdì 15 luglio 2011

Container radioattivo, grande mobilitazione da Prà a Voltri

Prà. “Basta servitù a ponente”. Tra le centinaia di persone scese in strada per ricordare il “compleanno” del container radioattivo, da un anno sequestrato e poi isolato sulla banchina del sesto modulo a Prà, lo striscione del Coordinamento dei Comitati del Ponente è la summa di un anno all’insegna della protesta contro una situazione definita a tutti i livelli politici e istituzionali “inaccettabile”, ma anche l’ennesimo grido d’allarme su un ponente spezzato dalle servitù e non adeguatamente ricompensato dai servizi.
“Oggi sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono” ha sottolineato il sindacalista della Filt Cgil, Giacomo Santoro, presente nelle passate manifestazioni a ricordare che “bisogna dire basta al container radioattivo” e che non c’è spazio per divisioni tra chi lavora e chi vive ai piedi del porto “troppe volte hanno cercato di mettere i cittadini contro i lavoratori, ma oggi non ci riescono”. L’unico lato positivo nella vicenda paradossale del container radioattivo sembra essere la ritrovata unione del ponente, alle prese in passato con ruggini e rivalità di quartiere.

lunedì 11 luglio 2011

Torna l'alga tossica in Liguria

Il problema si era già presentato gli anni scorsi, ora l'Ostropsis Ovata minaccia 14 località balneari.
Si rinnova lungo il litorale ligure il problema dell'alga tossica che già qualche estate fa mise a rischio la stagione turistica della regione.

Oggi di nuovo si vede rifiorire questo vegetale di cui nel frattempo si sono scoperte anche le cause. Il nome scientifico è Ostreopsis Ovata ed è causata dagli scarichi fognari: secondo quanto prescrive la legge, dagli scarichi non devono essere riversati in mare a non meno di 1.000 metri dal litorale, ma questo sembra non valere per 24 condotte sganciate dal sistema di scarico che conduce al depuratore. Questo comporta il rischio balneabilità per ben 14 zone costiere in prossimità del capoluogo ligure.

venerdì 24 giugno 2011

Islanda un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi

Dal 2008 la gran maggioranza della popolazione occidentale sogna di dire “no” alle banche, ma nessuno ha osato farlo. Nessuno eccetto gli islandesi, che hanno fatto una rivoluzione pacifica che non solo è riuscita a rovesciare un governo e abbozzare una nuova costituzione, ma cerca anche di incarcerare i responsabili della débacle economica del paese.
La scorsa settimana a Londra e Reykjavik sono state arrestate 9 persone per la loro presunta responsabilità nel crollo finanziario dell’Islanda del 2008, una crisi profonda che si è sviluppata in una reazione pubblica senza precedenti che sta cambiando la direzione del paese.
È stata una rivoluzione senz’armi in Islanda, paese che ospita la più antica democrazia al mondo (dal 930), e i cui cittadini sono riusciti a effettuare il cambiamento solo facendo dimostrazioni e sbattendo pentole e tegami. Perché gli altri paesi d’Occidente non ne hanno neppur sentito parlare?


La pressione dei cittadini islandesi è riuscita non solo a far cadere un governo, ma anche a iniziare la stesura di una nuova costituzione (in corso), e sta cercando di incarcerare i banchieri responsabili della crisi finanziaria del paese. Come dice il proverbio, chiedendo le cose con garbo, è molto più facile ottenerle.
Questo tranquillo processo rivoluzionario ha le sue origini nel 2008 quando il governo islandese decise di nazionalizzare le tre maggiori banche, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir, i cui clienti erano principalmente britannici, e nord- e sud-americani.
Dopo la presa in carico da parte statale, la moneta ufficiale (krona) precipitò e la borsa valori sospese l’ attività dopo un crollo del 76%. L’Islanda stava andando in bancarotta e per salvare la situazione, il Fondo Monetario Internazionale iniettò 2.100 milioni di dollari USA e i paesi Nordici contribuirono con altri 2.500 milioni.

domenica 19 giugno 2011

Genova SVEGLIAAAA!!!

Manifestazione contro la Moneta Debito: assemblea pubblica

Cambiare le cose è possibile: abbiamo vinto il referendum.
NON FERMIAMOCI!

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sabato 7 maggio 2011

MANIFESTAZIONE: GRANDI OPERE? NO GRAZIE !

NO GRAZIE : GIORNATA CONTRO LE GRANDI OPERE

NO GRONDA -NO TAV -NO CARBONE -NO MARGONARA - NO PONTE
NO NUCLEARE- NO ACQUA PRIVATA- NO INCENERITORI -NO PIATTAFORMA MAERSK

TANTI NO PER UN SI AL FUTURO !


La politica delle grandi opere, supportata dalla Legge Obiettivo, mette in evidenza gli interessi dei grossi gruppi finanziari e delle mafie a discapito della popolazione. La serie di luoghi comuni a sostegno di questi inutili progetti, ripetuti dai governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, sono smentiti ogni giorno di più:

Non sono utili: rispondono a bisogni inesistenti o sono formule sbagliate per la soluzione dei problemi; ciò consente di poter proporre sempre nuove infrastrutture da realizzare e generare nuovi appalti.

Non generano occupazione: se da un lato la grossa concentrazione di capitali e mezzi genera alti profitti, di contro la ricaduta occupazionale è insignificante.