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lunedì 1 settembre 2008

Genova:ma quanto inquina il porto?


Città portuali: le navi inquinano quanto le auto.
Il chimico Thiemsen: «Il 50% delle emissioni nocive respirate a Houston esce dai fumaioli di chi attracca in porto»
Le emissioni inquinanti delle navi in sosta nei porti e quella polvere nera che esce dai loro fumaioli non era certo considerata un toccasana per i polmoni di chi vive e lavora non lontano dalle banchine.
Eppure nessuno era mai riuscito a rilevare l'esatto contributo delle navi all'inquinamento atmosferico delle città di mare. L'impresa pare sia finalmente riuscita a un laboratorio della University of California, a San Diego, i cui risultati sono stati definiti «sorprendenti» dagli stessi ricercatori. Persino in grandi città costiere come Houston (porto commerciale con un'area urbana di quasi 4 milioni di abitanti) in alcuni giorni dell'anno, le emissioni inquinanti delle navi inciderebbero negativamente sull'atmosfera per il 50%. Ovvero, metà dei solfati (So4) che gli abitanti di Houston respirano arriva dal mare, e non dagli aerei o soprattutto dalle automobili, comeinvece si era più portati a pensare fino a oggi.
Certo, i dati sono in qualche modo da prendere con le molle: in alcuni giorni dell'anno la percentuale si abbassa in modo importante. Evidentemente in alcuni periodi un utilizzo ridotto di automobili, concomitante con un aumento di ingressi in porto fa schizzare invece in alto la percentuale inquinante dovuta alle navi.
Chiaro che un traffico maggiore provoca anche un'incidenza maggiore sull'inquinamento atmosferico: secondo Mark Thiemens, professore di biochimica e capo del laboratorio di fisica che ha condotto la ricerca, ci sono gli estremi per «preoccuparsi in modo serio». «Quando si parla di livelli di contaminazione dell'aria, calcolare quanto realmente incidano le navi non è mai facile, e nemmeno capire chi e come inquina», spiega il professore.
I particolari che poi la gente respira si formano in seguito alla combustione del gasolio per navi, chiamato in gergo settoriale "bunker oil". Proprio queltipo di petrolio - usato per produrre energia a bordo anche a nave ferma - libera i solfati ora messi sotto accusa. «Sfido chiunque a immaginare che la quantità di solfati prodotta dalle navi fosse così alta», insiste Thiemsen, che spedisce al mittente le critiche di chi cerca di mettere in cattiva luce la ricerca dell'università californiana. «Abbiamo sviluppato una tecnica chimica che permette di distinguere il fumo e i solfati prodotti dalle navi rispetto a quelli che fuoriescono dai tubi di scappamento di automobili e camion - spiega Thiemsen -. E ora più che fare le pulci a noi si cerchi di risolvere al più presto il problema delle emissioni», che fino al 2015 (quando entrerà in vigore una nuova norma internazionale più restrittiva) dovrebbe peggiorare, seguendo di pari passo gli aumenti del traffico marittimo.
E Genova?
Ancora nessun ricercatore si è presentato dati alla mano in Comune, o nella sede dell'Autorità portuale genovese. Non è ancora tempo, quindi, di sapere con certezza quanto possano realmente incidere gli scarichi delle navi sull'inquinamento atmosferico del capoluogo ligure.
Quel che è certo è che gli abitanti delle zone limitrofe al porto, Principe, S.Teodoro, Sanpierdarena, Sestri, Pegli, Pra, Voltri, ne hanno abbastanza di vedere colonne di fumo alzarsi a poche centinaia (a volte decine) di metri da casa. Il gran numero di esposti firmati negli ultimi tempi da gruppi di cittadini ha messo in allarme le autorità. La Guardia costiera è partita quest'estate con controlli a tappeto su tutti i traghetti che fanno la spola su Genova (multandone alcuni per decine di migliaia di euro). Ora è il turno del sindaco Marta Vincenzi e del presidente dell'Authority Luigi Merlo, che -giovedì - alla Festa del Pd hanno annunciato «nuove importanti misure per contenere sia l'inquinamento acustico che quello atmosferico provocato dalle navi»

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