SOStieni il bene comune

venerdì 31 ottobre 2008

Finiamo Ottobre con Gandhi




Prendi un sorriso


regalalo a chi non l'ha mai avuto.


Prendi un raggio di sole fallo volare là dove regna la notte.


Scopri una sorgente, fa' bagnare chi vive nel fango.


Prendi una lacrima


posala sul volto di chi non ha mai pianto.


Prendi il coraggio mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.


Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.
Gandhi

giovedì 30 ottobre 2008




Acqua del sindaco doc
Sono già 1.014 i ristoranti e bar segnalati sul sito internet www. imbrocchiamola.org , che raccoglie l'elenco dei locali che servono - o non servono - acqua del rubinetto. E sono ben 810, oltre l'ottanta per cento, quelli che lo fanno. La campagna «imbrocchiamola» è nata nella primavera del 2007 da un'idea dei «consumatori» di Firenze, ed è stata poi promossa su scala nazionale dalla rivista Alt/economia. Si basa si tre principi. Il primo è che ogni esercizio commerciale in cui si somministrano alimenti deve disporre di acqua potabile (altrimenti non potrebbe lavorare, come attestato dalla autorizzazione igienico sanitaria: legge numero 283 del 1962, regolamento comunitario 852/2004).Il secondo: non esiste nessun obbligo di legge a vendere acqua minerale in bottiglia (una confusione era nata nel 2005, in seguito al decreto del ministro Marzano che aveva introdotto le monodosi: l'equivoco è stato poi chiarito da una circolare dello stesso ministro, secondo cui nulla è cambiato riguardo la somministrazione di acqua sfusa, cioè di rubinetto: lo spiega Altre-conomia in un «volantino» scaricabile sul suo sito web). Infine, nessun esercizio può rifiutare acqua del rubinetto: si può eventualmente discutere se tale servizio vada pagato o meno -porebbe essere incluso nel coperto, com'è sempre stato. In dodici mesi, la campagna «imbrocchiamola» ha fatto parecchia strada. Ieri, 30 settembre, a Bari Legambien-te Puglia e Alt/economia hanno lanciato, insieme a Acquedotto pugliese (Aqp) una iniziativa rivolta a tutti i locali pubblici della regione, in collaborazione con Confcommercio. Gli esercizi che aderiscono esibiranno depliant con lo slogan: «Perché ti serviamo l'acqua di rubinetto in brocca?» - sul retro sarà pubblicata l'etichetta con le analisi dell'acqua di rubinetto del luogo, campagna che l'Aqp aveva già cominciato sul proprio sito web. «Così facciamo campagna allo stesso tempo per la riduzione degli imballaggi, come le bottiglie di plastica, e rilanciamo l'iniziativa dell'Acquedotto Pugliese sulla qualità dell'acqua del rubinetto», spiega Aldo Fusaro di Legambien-te Puglia. La campagna servirà, si spera, a rimpinguare la lista dei ristoranti pugliesi sul sito di «imbrocchiamola»: al momento sono solo 15. A Milano sono però una trentina: sulla porta d'ingresso hanno attaccato una vetrofania con il logo della campagna, chi entra e chiede l'acqua del sindaco può essere sicuro che non sarà maltrattato (I ristoratori che vogliano aderire a «imbrocchiamola» possono chiedere la vetrofania scrivendo a http://www.blogger.com/ o telefonare allo 02 8324 2526).Intanto la campagna conquista anche i consigli comunali: come quello di Fano, in provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche, ha approvato a metà di settembre una «mozione urgente per portare acqua in brocca sulle tavole dei ristoranti», promossa dal gruppo consiliare Bene Comune. La mozione impegna il sindaco a «favorire informazioni tali da permettere anche nei locali pubblici, a chi lo chieda, di poter ricevere acqua in brocca; a favorire mediante gli organi di stampa comunali (...) un più ampio uso del'acqua di rubinetto; a rendere noti i periodici esami svolti dal servizio idrico sulle caratteristiche dell'acqua dell'acquedotto per stimolare i cittadini all'uso dell'acqua di rubinetto». Tre passi semplici, per tornare a considerare normale bere acqua di rubinetto: in fondo lo era, prima che la pubblicità delle aziende che imbottigliano acqua ci affogasse.

mercoledì 29 ottobre 2008


E' quasi giunto a conclusione il processo per i fatti avvenuti durante il G8 alla scuola Diaz.
Durante l'ora in silenzio per la pace di mercoledì la 335°, dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova sarà esposta una mostra fotografica relativa a quegli avvenimenti
Incollo di seguito il volantino che verrà distribuito
Quale pace senza giustizia? 7 anni fa governanti e presidenti dei paesi del g8 si sono riuniti in questo palazzo assicurando che avrebbero discusso di provvedimenti destinati a garantire al mondo pace e giustizia.Sappiamo bene com'è andata: Carlo Giuliani ucciso, la città ingabbiata, diritti sospesi, licenza di uso delle armi da fuoco per e forze dell´ordine. E "naturalmente" nessun provvedimento vero per pace e giustizia.L'ultimo dei processi relativi a quei giorni, quello relativo al blitz alla scuola diaz sta per giungere a conclusione.29 poliziotti imputati, tra i massimi vertici della polizia italiana, devono rispondere dei reati di lesioni, falso, calunnia, abuso d´ufficio, danneggiamento e furto ai danni dei 93 arrestati (le cui posizioni sono state tutte archiviate); tra questi 61 persone hanno subito pestaggi violentissimi ed ingiustificati, riportando lesioni anche gravissime, risultato evidente dell´operazione di "bonifica e messa in sicurezza" dell´edificio Diaz.La consapevolezza del falso nella stesura dei verbali di perquisizione e sequestro e di arresto, la costruzione di prove false (le molotov portate in seguito all´interno dell´edificio, la simulata aggressione all´agente Nucera, le aste estratte dagli zaini e assunte ad armi improprie) sono solo alcuni esempi di un modus operandi atto a giustificare il massacro.Ad oggi i maggiori responsabili ricoprono posizioni di rilievo all´interno della polizia di stato, in seguito ad avanzamenti di carriera e promozioni voluti dai Governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi.La Procura di Genova ha formulato una richiesta di pena complessiva di 110 anni di carcere.Le ultime udienze si terranno il 30 ottobre e 6 novembre ore 10 presso il Tribunale di Genova.
Venerdì 7 novembre ore 9,30, la sentenza.
*CHIUNQUE SIA ANCORA INDIGNATO/A PER LA " PIU GRAVE SOSPENSIONE DEI DIRITTI UMANI IN EUROPA DAL DOPOGUERRA (la definizione è di Amnesty International) E´ INVITATO/ A AD ESSERE PRESENTE IN TRIBUNALE*X info sul processo > www.processig8.org

lunedì 27 ottobre 2008

27 ottobre alla commenda di Prè



Il volto plurale che la società civile italiana sta assumendo è parte integrante di un
processo di cambiamento in atto che
chiama tutti a partecipare.
Nelle scuole, nei paesi, nelle parrocchie il
numero delle esperienze religiose possibili
aumenta con l’aumentare delle differenti
provenienze e non sempre si è pronti per un confronto-incontro sereno e libero da
pregiudizi e semplificazioni banali.
E’ più difficile, ma più importante, allenare
con pazienza l’ascolto, l’attesa, il dialogo,
con responsabilità e discernimento verso la
dimensione religiosa.
Non si può e non si deve restare al livello
della superficialità e dei luoghi comuni.
Occorre mettere in gioco la propria
disponibilità ad educarci al confronto con
gli orizzonti degli altri, imparando nuovi
alfabeti culturali, religiosi, esperienziali.
L’obiettivo di questo e dei prossimi incontri
tra religioni diverse è quello di educare al dialogo
interreligioso attraverso l’ascolto attento, le
domande poste, le riflessioni sollecitate ai
relatori, portatori ciascuno della propria
esperienza di dialogo interreligioso.
Per il bene Comune

domenica 26 ottobre 2008

Cristiani e islamici dialogano domani alla commenda




LA COMMENDA di Prè,


indicata dal sindaco Vincenzi come luogo di incontro (e preghiera) interreligioso in attesa della moschea, ospita oggi un'iniziativa nella stessa direzione del dialogo. Domani alle 18, nello storico edificio di Prè, nell'ambito della settima giornata dell'amicizia cristiano-islamica, rappresentanti delle due religioni saranno protagonisti di un dibattito pubblico. Titolo: "La gioia del dialogo nella diversità. Il dono della condivisione". Dopo il saluto del delegato dell'Ordine di Malta in Liguria, Gian Giacomo Chiavari, parleranno Husein Salah, rappresentante della comunità islamica, Alfredo Maiolese, esperto di relazioni con il mondo islamico, Mohamed Al-Kebsi, esperto di diritto economico islamico, Rawan Ayub, musulmana immigrata, Costantino Gilardi, frate domenicano, Giorgio Karalis, rappresentante della Chiesa greco ortodossa di Genova, Giovanna Vernarecci di Fossombrone, pastora valdese. Seguiranno degustazione di cibi, musiche e canti

sabato 25 ottobre 2008

D'Alema e Sacco di AMIU relazionano davanti alla Commissione Ambiente del Comune ill 24 ottobre 2008



D’Alema e Sacco di AMIU hanno relazionato davanti alla Commissione Ambiente del Comune i motivi della allargamento della discarica di Scarpino recentemente deliberato.

In questo momento in cui tutti danno i numeri, da quelli della campagna elettorale statunitense a quelli del pacchetto europeo 3x20 per i tagli alle emissioni climalteranti, anche AMIU, per bocca del suo Amministratore Delegato e del responsabile generale degli impianti e quindi anche di Scarpino, non sono sfuggiti alla regola : 20% di raccolta differenziata entro il 2008 (nonstante il 45% di legge) e 45% entro il 2009.
Oltre 3 milioni di m3 di ampliamento della discarica per ricevere altra rumenta : ma quale ? Ci auguriamo che nei numeri dati non fosse compresa la previsione di continuare a ricevere rifiuti da fuori provincia e che l’ampliamento sia richiesto sulla previsione ( di legge ) della raccolta differenziata al 65% nel 2012. Senza questo conteggio la richiesta di allargamento sarebbe solo fantasiosa.
Abbiamo il fondato sospetto che continui a persistere l’idea di continuare a portare l’indifferenziato o tal quale che la raccolta differenziata dovrebbe invece ridurre sempre piu’. I progetti porta a porta di Pontedecimo e Sestri P stanno procedendo bene verso percentuali dell’ordine del 40-50%, anche se potrebbero essere migliorati ; AMIU ne avra’ tenuto conto nella stima dei m3 di ampliamento richiesti ?
Sembrerebbe, invece, che non lo abbia fatto e che continui, a parte i due e progetti pilota, a perseverare nella raccolta con i metodi tradizionali , cassonetti e campane che in tutt’italia sono in progressivo abbandono perché è dimostrato che non permettono di raggiungere gli obbiettivi di legge ( recentemente ulteriormente inaspriti ).
In particolare, AMIU prevede che le campane , che ormai ha comprato in grande quantita’e che sta posizionando in tutta la citta’ , siano la chiave di volta del futuro sistema di raccolta differenziata. E i progetti porta a porta ? Qualcuno dice che in Comune prevedano una al massimo un 20% di citta’ coperta , nel prossimo futuro, dal sistema porta a porta e per il resto le campane, solo campane.
Ma qui i conti non tornano piu’ : con i cassonetti per l’indifferenziata e con le campane, in decenni di raccolta si e’ arrivati al 17% che e’ una percentuale da maglia nera : perche’ si continua ad insistere ?
Per quaesto inviatiamo AMIU e l’assessore Senesi a dire chiaramente quali sono le previsioni reali : ma stavolta dati sicuri e non continuamente modificati.

venerdì 24 ottobre 2008

GENOVA 2001


GENOVA 2001
il punto sui processi 27 ottobre 2008 - Processo De GennaroUdienza preliminare che deciderà se dovranno essere processati l’ex questore di Genova Francesco Colucci per falsa testimonianza nel processo Diaz e l’ex capo della polizia De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Nel corso delle indagini sulla sparizione delle bottiglie molotov, il telefono dell’allora capo della DIGOS genovese Spartaco Mortola (imputato nel processo Diaz) fu messo sotto controllo: in una telefonata Colucci affermò di aver ”aggiustato” la propria testimonianza, come voleva ”il capo”.
28 ottobre 2008 - Processo ManinProssima udienza del processo contro quattro poliziotti accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio. E’ prevista la testimonianza di uno dei due ragazzi spagnoli arrestati in Piazza Manin.
7 novembre 2008 - SENTENZA DIAZLo scorso 17 ottobre gli avvocati della difesa hanno terminato le proprie arringhe. Fissate al 30 ottobre le repliche dei PM e al 6 novembre quelle della difesa.29 poliziotti imputati, fra cui esponenti dei vertici della polizia Italiana, rispondono dei reati di lesioni, abuso d’ufficio, falso, calunnia, danneggiamento, furto. Le pene richieste ammontano complessivamente a 110 anni di carcere.
12 novembre 2008 - Processo CanteriniNella prossima udienza sarà ascoltato l’ultimo teste della difesa. Il 3 dicembre si terrà la discussione finale. Vincenzo Canterini, comandante del reparto anti-sommossa che fece irruzione alla scuola Diaz e anche imputato in quel processo, è accusato di aver spruzzato - durante le manifestazioni del venerdì - gas urticante in faccia a 4 persone . Due di loro erano avvocati e la scena è stata filmata.
17 novembre 2008 - Processo SavonarolaProssima udienza nel processo contro un ragazzo francese accusato di resistenza nei confronti di agenti appartenenti al VII nucleo del reparto sperimentale anti-sommossa. La difesa ha dimostrato attraverso i video che il verbale della polizia è falso. Il reato di falso degli agenti che lo hanno arrestato a breve sarà prescritto, ma potrebbero essere indagati per falsa testimonianza in questo processo.
10 dicembre 2008 - Processo PeruginiIl 16 ottobre scorso le arringhe dell’accusa e delle parti civili.Perugini (ex numero 2 della DIGOS genovese, già condannato a 2 anni e 4 mesi nel processo per i fatti di Bolzaneto) e altri 4 agenti DIGOS sono accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio per l’arresto illegale di 5 manifestanti e un fotografo. In un famoso video si vede Perugini che tenta di sferrare un calcio in faccia ad un ragazzo minorenne, poi ritratto con un occhio orribilmente tumefatto. Il processo non riguarda tuttavia le lesioni, in quanto il giovane, parte offesa per l’arresto illegale, ha accettato un risarcimento extragiudiziale. Il PM ha chiesto 2 anni e 3 mesi per Perugini e Del Giacco, 1 anno e 8 mesi per Raschellà e Mantovani e 2 anni e 1 mese per Pinzone, accusato anche di aver minacciato con una pistola una delle persone arrestate nel tragitto verso la Caserma di Bolzaneto. La Difesa discuterà il 10 dicembre e la sentenza potrebbe essere pronunciata il giorno stesso.

giovedì 23 ottobre 2008

I miracoli del Comune di Genova: sperperare senza avere soldi


di don Paolo Farinella

...... Sono costretto invece ad occuparmi di nuovo (ed è la terza volta) di servizi sociali per i quali sono letteralmente assediato, segno che ho toccato un nervo scoperto. Un uomo nel pieno vigore della sua maturità. Un lavoro ben retribuito, garanzia per un mutuo pluridecennale. Una prospettiva di vita gratificante. Un avvenire sicuro. Un giorno qualsiasi di una qualsiasi settimana, durante una qualsiasi vacanza estiva, a bordo di un anonimo motorino. Gioioso rientro a casa dopo una serata gioviale passata con amici. E’ notte. La luna rischiara la strada alimentando la fioca luce del motorino. I pensieri corrono ad anticipare il futuro e tornano indietro agli amici appena lasciati. All’improvviso, una buca, un miserabile squarcio sulla strada che nessuna amministrazione ha mai riparato. Nella notte, nella solitudine, un tonfo: il motorino non ha schivato la buca mimetizzata, ma si è impennato, disarcionando il suo cavaliere dall’utopia della vita. Silenzio. Nessuno passa. Manca la voce per gridare e le forze per racimolarsi e raccogliersi in un impeto di disperazione. Tutto tace all’intorno. L’attesa è più tragica del dolore perché l’alito della morte sbuffa sul volto immobile. Solo lo sguardo parla muto nella notte buia che ha ucciso ogni speranza. All’ospedale la sentenza: paraplegico per sempre. La mamma impazzisce, la casa sfuma, il lavoro diventa l’Everest da scalare, il mutuo una ghigliottina. Una buca per un destino. Si spegne il futuro e si incendia il presente frantumando sogno e realtà. Tutto questo a Genova, in un normale quartiere di gente normale che vive normalmente. L’uomo, ora paraplegico per sempre, non demorde, assale la vita, l’aggredisce e vuole tornare a lavorare per vivere e pagarsi anche il mutuo. Non chiede assistenza, ma di essere messo in condizione di auto-determinarsi. E’ possibile perché attraverso la rieducazione ha imparato ad essere autosufficiente. Bastano dieci mila euro per una macchina con cambio automatico. Una sola volta. Il Comune «non ha soldi» e non si pone nemmeno il problema che la scelta è «adesso» tra un aiuto «una tantum» e il trasporto lavorativo di quest’uomo in taxi «a vita», con una incidenza sulla casse comunali incalcolabili. A cui si deve aggiungere, con costi ancora più incalcolabili, una nuova sistemazione abitativa e l’assistenza domiciliare per sempre fino alla morte. E’ questa la politica sociale in termini di «efficacia, efficienza ed economicità» del comune di Genova? A me sembra più un metodo dispendioso per creare diversità ed emarginazione, impedendo alle persone di essere autonome anche dal Comune che istituzionalmente è chiamato ad offrire opportunità. Non avere soldi e spendere cento volte tanto per tutta la vita è tipico e proprio di chi non ha progetti. Il grido di aiuto della madre e dei tecnici che hanno segnalato il fatto è ora davanti ai centri di ascolto parrocchiali, alla Caritas e al Centro Emergenza Famiglie, sperando che possano raggiungere l’obiettivo dei diecimila euro per un intervento «una tantum» come premessa di autonomia personale e indipendenza economica anche dall’assistenza. Se l’Assessore lo ritiene, può farmi un segnale ed io fornirei nome e indirizzo, aiutando così il Comune a risparmiare veramente, specie adesso che «il Comune non ha soldi».

mercoledì 22 ottobre 2008

LETTURE ESEMPLARI: GOMORRA


Cortile di Palazzo Ducale, giovedì scorso, all’ora del tè: un libro e molte facce in piedi raccolte attorno alle pagine....

Ragazzi, e donne, e uomini di età diverse leggono stralci di storie, passandosi Gomorra come un testimone.

In prima fila una bimba delle elementari – cartella rosa con pupazzetti appesi alla cerniera – cerca lo sguardo di chi l’ha portata. E gli sorride. Rimane in piedi senza spazientirsi e ascolta. Ha un non so che di profondo negli occhi, una consapevolezza lucida, inadeguata all’età, alla cartella, alla fascia che le raccoglie i capelli.

Qualcosa di molto diverso dallo sguardo avvilito dei presenti, lì per testimoniare la tragedia.

Ci si accorge che Gomorra è pezzo dei pezzi.

Particolare agghiacciante di questo paese. Parola d’ordine per ciò che accade, striscione del manifestare pacato. Michela Tassistro e Luca Romeo passano le pagine tra la gente: “chi vuole leggere?”.

Le persone si mettono in fila.

Microfono in una mano e fogli nell’altra. Un’ora piena di storie atroci.

Niente da invidiare alla lettura della “bibbia giorno e notte”, proposta, una settima fa dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Gomorra – ripreso da Radio Rai Tre con Fahrenheit – è il testamento laico dei presenti e di coloro che in altre città italiane lo leggono nelle piazze.

“Sai, pensavo che un buon titolo per una grande manifestazione, potesse essere Saviano l’Italia!” dice Italo Porcile. Già, sembra perfetto. Chissà che ne è stato. O chi se lo prenderà.

(g.p.)

martedì 21 ottobre 2008

IO FACCIO LA SPESA GIUSTA


Dal 18 al 26 ottobre 2008 torna "Io faccio la spesa giusta"

promossa da Fairtrade Italia


La quinta edizione della manifestazione proposta da Fairtrade Italia si preannuncia ancora più ricca: "Fairtrade reading" con Franca Rame, Amanda Sandrelli, Patrizio Roversi, Massimo Carlotto. E i consumatori verranno invitati a fare "La cena giusta"

Supermercati, Librerie, ristoranti, piazze: "Io faccio la spesa giusta", settimana che da ormai cinque anni focalizza l'attenzione dell'opinione pubblica sul commercio equosolidale, offre il meglio di sé per questa edizione 2008. Saranno infatti oltre 3000 i punti vendita che ospiteranno promozioni e assaggi di prodotti equosolidali tra il 18 e il 26 ottobre: da Lidl a Auchan, da Coop a Carrefour, da Dico, Crai ai negozi biologici B'io e NaturaSì fino alle Botteghe del Mondo. Una collaborazione trasversale che nasce per promuovere un modo di fare la spesa che unisce la qualità sociale e ambientale (salari adeguati, margini da investire in servizi sociali e sanitari, coltivazioni da lotta integrata o biologiche) garantita dal marchio Fairtrade che ha ideato questa iniziativa. Sotto lo stesso cappello, Banca popolare Etica (che organizza appuntamenti culturali all'interno delle proprie filiali), Legambiente (che sarà in piazza durante la "settimana equa") e Feltrinelli che nelle principali Librerie italiane ospiterà per la prima volta "Fairtrade reading: Scrittori del Sud - Lettori del Nord" a cui hanno già aderito Franca Rame, Amanda Sandrelli, Patrizio Roversi, Massimo Carlotto e molti altri ancora per un itinerario di letture dal mondo che toccherà dieci città italiane. Spazio anche alla presentazione di libri per bambini sul consumo consapevole e su immigrazione e commercio equo nell'esperienza della cooperativa Ghanacoop. Ma a mobilitarsi saranno anche altri soci del consorzio Fairtrade, da GVC ad Arci. Quest'ultima curerà gli eventi a Firenze, a Genova, a Bari.In contemporanea nei ristoranti self service di Cir delle province di Modena e Reggio Emilia, la pausa pranzo sarà equosolidale e darà la possibilità ai clienti di assaggiare l'ananas di Ghanacoop.Grazie alla collaborazione con i ristoranti e agriturismi biologici e del circuito Biocard, in molte regioni italiane tra il 17 e il 18 ottobre si svolgerà "Io faccio la cena giusta" in cui i locali proporranno un menù all'insegna dei prodotti equosolidali. L'iniziativa sarà proposta direttamente ai consumatori attraverso il sito di Fairtrade Italia da cui si potranno scaricare ricette e un vero e proprio "kit" per la tavola equa e solidale.Obiettivo di Io faccio la spesa giusta è quello di dare la possibilità ad un numero sempre maggiore di consumatori di conoscere altre modalità di acquisto responsabile. In tutto il mondo sono sempre più numerosi coloro che scelgono il commercio equo: basti pensare che nel 2007 sono stati spesi in tutto il mondo 2,3 miliardi di euro in prodotti certificati Fairtrade con una crescita del 47% rispetto al 2006 che ha beneficiato un milione e mezzo di produttori e lavoratori di 58 paesi in via di sviluppo. I consumatori italiani nel 2007 hanno acquistato prodotti certificati Fairtrade per un valore di 38 milioni di euro con una crescita del 12% rispetto al 2006.

GLI EVENTI DI IO FACCIO LA SPESA GIUSTA>


Da giovedì 16 a domenica 26 ottobre - supermercati e ipermercati CoopSconto del 10% sulla linea Solidal Coop


Martedì 21 ottobre - Libreria Feltrinelli, via XX Settembre, 231/233r, ore 18: GenovaFairtrade Reading a cura di Arci Liguria. Pino Petruzzelli legge "Specchi" di Eduardo Galeano (Sperling & Kupfer, 2008). A seguire Petruzzelli presenta il suo ultimo libro "Non chiamarmi Zingaro" (Chiarelettere, 2008). Introduce Franco Zunino, assessore all'Ambiente della Regione Liguria.


Per conoscere tutte le iniziative di Io faccio la spesa giusta 2008: http://www.fairtradeitalia.it/ - info@fairtradeitalia.it - 049 8750823

domenica 19 ottobre 2008

Inceneritori, rifiuti e strategia zero

Una presentazione degli inceneritori, delle bugie che ci raccontano, dei danni che provocano e dei motivi per cui i governanti li costruiscono in Italia.


giovedì 16 ottobre 2008

Il mercato vale per tutti, ma i poveri pagano tre volte


Il mercato vale per tutti, ma i poveri pagano tre volte

di don Paolo Farinella
[pubblicato su Repubblica/Il Lavoro di mercoledì 15 ottobre p. XIII]


Le assessore Francesca Balzani (bilancio) e Roberta Papi (politiche socio-sanitarie) del comune di Genova hanno risposto (v. la Repubblica/Il Lavoro del 12-12-2008, p. XV) al mio intervento sul dramma dei servizi sociali (v. la Repubblica/Il Lavoro dell’8-12-2008, p. XIII). Oltre a fotografare la situazione, esse dimostrano, numeri alla mano, che l’amministrazione pone al primo posto l’assistenza socio-sanitaria. Si tratta di cifre assolute e comunque rilevanti che dimostrano la tensione ideale che un governo di centro-sinistra deve avere. Ne prendo atto. Il giorno 7-12-2008, insieme alla dott.ssa Tiziana Amedeo, specializzata in gestione di eventi culturali e spettacoli, mi sono incontrato con l’assessore alla cultura, Andrea Daneri con il quale ho avuto un simpatico scambio di idee. Anche lui mi ha detto le stesse cose: non ci sono soldi per cui sta pensando ad un «modo nuovo» di gestire quello che si può. Assistenza e Cultura, due aspetti della stessa realtà che la mannaia dei tagli sta strangolando. Si ha bisogno di pane, acqua e insalata, ma anche di conoscenza, musica, letteratura, poesia e silenzio. Sopravvivenza e Cultura vanno insieme, altrimenti un popolo di cittadini diventa una massa di robot, eterodiretti. Tutto chiaro dunque? Affatto. La risposta delle Assessore non sposta di un punto l’interrogativo che ponevo e che resta inevaso. Per semplicità lo articolo come segue: 1. C’è un dato di fatto incontrovertibile: le casse sono vuote, raschiate dalla politica demenziale di un governo che continua a scherzare col fuoco, anche durante la crisi finanziaria (dichiarazioni, smentite e consigli dell’esimio presidente pro-tempore del consiglio dei ministri). 2. Lo abbiamo visto in questi mesi e continuiamo a vederlo in questi giorni: masse enorme di denaro bruciate dalle aziende decotte (Alitalia) e dalle borse, i cui costi sono scaricati sui cittadini, in modo che anche le briciole che erano rimaste per i poveri verranno dirottate per salvare i capi clan di una mafia finanziaria che i governi in nome del dio mercato hanno lasciato liberi di scorazzare finché guadagnavano, mentre ora tocca ai poveri «fare sacrifici» in nome della salvezza dell’universo. 3. I poveri pagano tre volte i costi di errori di politiche sbagliate e di «finanza pazza» e immorale: perché sono poveri, perché i tagli riguardano sempre i servizi sociali ai poveri [e la cultura]; perché i poveri con i loro sacrifici sono sempre chiamati a mettere le pezze alle ferite mortali che i ricchi infliggono alla collettività, speculando e frodando. Oggi i commercianti chiedono di detassare le tredicesime, ma dove erano quando hanno gonfiato i prezzi oltre ogni decenza? Il popolo sarà pure bue, ma guai a considerarlo una mucca da mungere: prima o dopo presenta il conto. 4. Alle persone che hanno diritto di essere assistite, le Assessore non possono rispondere che il 63% del bilancio riguarda l’assistenza perché domani scade [anzi ieri sono già scadute] le bollette di luce, gas, telefono, affitto, mutuo, asilo e sono finiti i soldi per la spesa. Gli utenti dei servizi sociali non vedono il 63%, ma la loro condizione di non-cittadini e vedono anche la notte bianca, simbolo dell’effimero più inutile. Credo che la Sindaco e le Assessore debbano trovare una soluzione: perché le casse sono vuote, perché è loro dovere istituzionale e perché il diritto dei poveri è consacrato dalla Costituzione sovrana. Se necessario vendano palazzo Tursi. Faccio una proposta: se un governo “liberista” (mi viene da ridere da solo) garantisce anche il credito interbancario oltre che i depositi, perché il Comune non garantisce tutte le utenze-salvavita dei poveri che assiste con gli erogatori di servizi di acqua, luce, gas, telefono, mutui e affitti, imponendo loro di non interromperli? Oppure il mercato deve valere solo per i poveri? Quale emergenza sociale più grave si aspetta? Un suicidio di massa dal ponte monumentale o dalle scale di palazzo Tursi? Non fanno in tempo ad arrivarci perché i poveri muoiono per strada.

Aggiungo: e si avvicina l’inverno

mercoledì 15 ottobre 2008

Tre preti genovesi dalla parte degli ultimi. Non lasciamoli soli.








Della voce del popolo si sono fatti carico nelle ultime settimane tre preti. A qualcuno può dispiacere ma se le cose stanno così perché non dirlo? Alla città e ai suoi amministratori questi preti hanno detto -a modo loro, si capisce- che si deve cambiare. Che per qualcuno, i ricchi, gli speculatori, i corruttori, i fannulloni magari va benissimo ma per gli altri - quelli che vogliono una città ospitale, solidale, curiosa, le cose vanno male, molto male. Per primo ha parlato don Luigi Traverso (Repubblica-Lavoro, 23 settembre), mitico parroco di San Siro, uno che ha sempre fuggito il palcoscenico e ha aperto la sua chiesa e le sue tasche a tutti e in tutti i modi. Ha detto semplicemente: scusate ma siamo arrivati al capolinea, le necessità ci sommergono, davvero non ce la facciamo più. Da allora son passati giorni ma nessuno di quelli che contano gli ha chiesto cosa vede dal suo osservatorio e cosa si dovrebbe o potrebbe fare. Non si tratta di metterlo in lista per dargli il grifo ma almeno di ascoltarlo. L'8 ottobre Don Paolo Farinella con una lettera su Repubblica-Lavoro ha chiamato direttamente in causa gli amministratori. I servizi sociali sono morti, ha scritto, e voi continuate a ripeterci "come un disco incantato" che non ci sono i soldi. E' vero, lo sappiamo: la cassa è vuota ma voi cosa ci state a fare al governo di questa città? Per ripetercelo? Se è solo per questo potete anche chiudere bottega e portare la chiave del comune in tribunale. Non si tiene aperto un comune solo per mantenerne in vita le strutture (ndr, a maggior ragione quando pesano per il 90% sul bilancio comunale). Il 9 ottobre (Repubblica) è stata la volta di Don Andrea Gallo, della Comunità di san Benedetto. "Come uomo, cristiano, prete coordinatore di comunità, mi colloco con indignazione dalla parte dei cittadini che vogliono reagire". A cosa? Ai tartufi che si nascondono dietro al democraticissimo voto del Municipio del Centro Est che rifiuta la costruzione della moschea. Negare la libertà di culto, scrive Andrea, significa cancellare la Costituzione. Gli amministratori della città non devono chiamare i cittadini a referendum sulla Costituzione ma a farla rispettare. Non possono nascondersi dietro decisioni incompatibili con i fondamenti della nostra democrazia. La smettano di "frenare e rimandare". Non sarà facile, aggiunge, ma è la sola strada, ancorché faticosa, per battere l'intolleranza. Dei tre solo don Farinella s'è guadagnato una risposta. Gliel'hanno dato su Repubblica del 12 ottobre l'assessore al bilancio e quello alle politiche socio sanitarie. Numero per numero gli hanno riletto le voci di bilancio con cui loro hanno dovuto fare i conti e come hanno cercato di salvare il salvabile e comunque di nuovo hanno ripetuto "come un disco rotto" le loro ragioni: l'abolizione dell'Ici, i mancati trasferimenti ecc. Peccato che abbiano dimenticato di rispondere alla domanda principale: tenete in piedi un comune (che pesa per il 90% della spesa) solo per “mantenere degli impiegati”? (m.c.)

martedì 14 ottobre 2008

15 ottobre: 333 esima ora in silenzo davanti al Palazzo Ducale


*Quale pace senza giustizia?*


7 anni fa governanti e presidenti dei paesi del g8 si sono riuniti nel Palazzo Ducale assicurando che avrebbero discusso di provvedimenti destinati a garantire al mondo pace e giustizia.


Sappiamo bene com'è andata: Carlo Giuliani ucciso, la città ingabbiata, diritti sospesi, licenza di uso delle armi da fuoco per e forze dell´ordine. E "naturalmente" nessun provvedimento vero per pace e giustizia.


L'ultimo dei processi relativi a quei giorni, quello contro 29 persone appartenenti alle polizia di stato sta per giungere a conclusione.Queste persone sono accusate di gravissimi reati che vanno dalle lesioni inferte ai 93 manifestanti presenti alla scuola Diaz-Pertini, al falso e calunnia per aver redatto il verbale d'arresto con prove false (le due bottiglie molotov).


La pena più alta (5 anni) è stata chiesta per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola.Per i vertici della Ps Francesco Gratteri (Antiterrorismo) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti), i PM hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno per le accuse di falso ideologico, calunnia e arresto illegale.Accusati di questi reati sono anche Gilberto Caldarozzi, Spartaco Mortola, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Filippo Ferri e Salvatore Gava.Secondo la Procura di Genova, tutti hanno commesso un falso, perché nel corso degli interrogatori hanno dichiarato che non erano presenti ai fatti o di averli avallati per "solidarietà" nei confronti dei colleghi.Sempre per "solidarietà" è stato difficile per i PM identificare in questi anni di chi erano le firme apposte sui verbali, dare un nome al PS "coda di cavallo" immortalato dai video mentre pesta alcuni manifestanti all'interno della scuola Diaz-Pertini, portare a processo il corpo di reato (le bottiglie molotov) che doveva essere custodito alla questura di Genova, in quanto andato perso!La Procura di Genova ha chiesto condanne per un totale di 110 anni di reclusione.


Ma la maggior parte degli imputati sono già stati "politicamente" assolti dai propri vertici, che li hanno premiati con un´indecente serie di promozioni.Le ultime udienze si terranno il 8,9,10,15,16 e 17 ottobre ore 10 presso il Tribunale di Genova.

Mercoledì 29 ottobre in Piazza De Ferrari dalle 18 alle 19 durante l´ora in silenzio mostra fotografica sul blitz alla scuola Diaz.

X info sul processo >

www.processig8.org

domenica 12 ottobre 2008

IO NON HO PAURA DI UNA GENOVA MULTIETNICA PER UNA CONVIVENZA CIVILE GARANTENDO SICUREZZA E DIRITTI


ASSEMBLEA PUBBLICA Dl INFORMAZIONE SULLE NUOVE NORMATIVE IN MATERIA DI SICUREZZA E IMMIGRAZIONE

GIOVEDI 16 OTTOBRE ORE 17:00

Aula magna Polo Didattico Università di Genova Via delle Fontane 10

Partecipano: CLEOPHAS DIOMA Scrittore e giornalista

ALESSANDRA BALLERINI Avvocato

Coordina: MASSIMO CALANDRI Giornalista


Il Governo ha approvato diverse norme in materia di immigrazione e diritto di asilo, il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza”.

Queste leggi non rispondono al bisogno di sicurezza oggi tanto diffuso tra i cittadini italiani, ma creano solo un clima ostile, di odio verso gli stranieri senza distinzione tra chi delinque e chi invece lavora e vive onestamente in Italia.

Queste normative sono in contrasto con i principi di libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia presenti nella Costituzione Italiana e nelle Convenzioni Internazionali.

Il reato di clandestinità rischia di colpire madri, padri, onesti lavoratori che sono in Italia da anni: è sufficiente perdere il lavoro per diventare “clandestino”; figli di immigrati nati qui possono diventare “clandestini” senza volerlo al raggiungimento della maggiore età.

INCRIMINARE I 700.000 “CLANDESTINI” PRESENTI IN ITALIA, 15.000 DI GENOVA, ASSISTENTI FAMIGLIARI, BABY SITTER, MURATORI, OPERAI, METTERÀ’ IN DIFFICOLTA’ LA GIA’ CRITICA ECONOMIA ITALIANA CHE HA ASSOLUTO BISOGNO DI LORO E INTASERA’ I TRIBUNALI SENZA COLPIRE I VERI CRIMINALI.

PER LA LEGGE ITALIANA CHI FUGGE DALLA MISERIA, DALLA GUERRA E’ UN CRIMINALE PENALMENTE PERSEGUIBILE!!!

I cittadini stranieri in Italia e a Genova sono i primi che chiedono legalità e sicurezza, perché spessosono proprio loro le prime vittime.

Il contrasto all’illegalità è necessario, ma per essere davvero efficace dovrebbe accompagnarsi a misure che:

- Rendano l’ingresso regolare per motivi di lavoro e per ricongiungimento famigliare effettivamente possibili e non soggetti, come attualmente, a percorsi burocratici complessi dominati dall’arbitrio e dalla casualità (come avviene nella “lotteria” del Decreto Flussi).

-Favoriscano l’integrazione sociale degli stranieri regolari e l’accoglienza dei richiedenti asilo, investendo in politiche a lungo termine e non soltanto nelle emergenze, ad esempio:facilitare l’inserimento scolastico e sociale dei minori, favorire l’apprendimento della lingua e della cultura italiana, offrire l’opportunità della partecipazione democratica con il riconoscimento del diritto di voto e dei diritti di cittadinanza.

- Rispettino i tempi di consegna del rinnovo dei Permessi di Soggiorno (attualmente i cittadini immigrati sono costretti ad aspettare anche oltre 12 mesi rispetto ai 20 giorni previsti dalla Legge Bossi-Fini).

CHIEDIAMO ALLE ISTITUZIONI, ALLE FORZE POLITICHE, SOCIALI E IMPRENDITORIALI DI CREARE TUTTI INSIEME LE CONDIZIONI PER VIVERE IN UNA“BUONA SOCIETA” BASATA SULLA CONOSCENZA E IL RICONOSCIMENTO RECIPROCO, IL RISPETTO DELLE PERSONE, CITTADINI ITALIANI E CITTADINI IMMIGRATI. NO A NUOVE E VECCHIE FORME DI INTOLLERANZA E RAZZISMO E ALLA “SCHEDATURA ETNICA”IL RAZZISMO RENDE TUTTI INSICURI

giovedì 9 ottobre 2008

Certificazione di Morte per i Servizi Sociali


Casse vuote, diritti negati: così Tursi dimentica gli ultimi

di don Paolo Farinella


«Servizi Sociali!» - chi erano codesti? Erano il segno di una politica che in nome della «civiltà» attraverso le amministrazioni locali arrivavano a lenire le sofferenze e gli incubi di molte famiglie stritolate nell’ingranaggio del libero mercato e dell’indecente liberismo proprio del capitalismo. Da alcuni anni è «profondo rosso» per scelte consapevoli di un governo e di una maggioranza che col «sociale» fanno i gargarismi, utili a commuovere qualche prelato, ma che di fatto mandano al macero degli stracci coloro che essi ritengono improduttivi e di peso alla società del beauty-farm così familiare all’attuale presidente del consiglio pro tempore. Il governo e la maggioranza di destra che in campagna elettorale hanno suonato le trombe e le campane del «federalismo fiscale», hanno iniziato la legislatura con l’abolizione dell’ici, l’unica tassa federalista riscossa dai Comuni. La gente c’è cascata come pere cotte al vin brûlé. Ha guadagnato pochi euro di ici e la certificazione di morte dei Servizi Sociali. I Comuni hanno buon gioco a dire che «non ci sono soldi. Nel 2009 sarà peggio. L’amministrazione comunale di centro-sinistra non ha dato alcun segno di discontinuità con le scelte «sociali» del governo, ma continua a ripetere come un disco incantato che «non ci sono soldi». Non è necessario essere Sindaco e Assessore per constatare l’ovvietà della «casa vuota». Tutti sono capaci ad amministrare così. Essi sono stati messi lì per risolvere i problemi e trovare i soldi necessari alla sopravvivenza di chi non ha più una parvenza di vita, di chi non ha aspettative di futuro, di chi ogni giorno si sveglia col terrore della vita che incombe: ancora un altro giorno!. Ho fatto un piccolo sondaggio casalingo senza presunzione di scientificità, ed emerge che tutti gli operatori sociali sul campo sono unanimi: c’è gente che ha ricevuto da più di due anni la lettera del Comune che riconosce il diritto ad avere un aiuto economico, magari in attesa della pensione di invalidità, e che riguarda bollette di luce e di gas, rate di misero affitto, ma gravoso per buona parte degli utenti dei sedicenti Servizi Sociali. A costoro, il Comune dice: lei ha diritto all’aiuto, noi lo riconosciamo, ma non abbiamo soldi. Ripassi il prossimo anno. Non so se il Sindaco (donna) e l’assessore (donna) si rendano conto che codesto modo non é solo offensivo della dignità dei poveri, non solo disattende la Costituzione, non solo nega il diritto mentre lo riconosce, ma è un omicidio premeditato, perpetrato per le mani di un’amministrazione di centro-sinistra che se non si distingue per la scelta politica di aiutare gli ultimi, non si capisce che cosa ci stia a fare al governo della città di Genova. Qualche mese fa abbiamo appreso dalle colonne di questo giornale che anche i «Santi vanno all’inferno» se don Luigi Traverso di San Siro ha dichiarato che vuole gettare la spugna perché è impossibile rispondere alle richieste dei poveri. Le nostre parrocchie sono assediate ogni giorno e noi si risponde in silenzio come si può: conosco parroci che spendono tutto il loro stipendio in assistenza e non lo mettono a bilancio, ma ciò non giustifica un Comune che ha il dovere costituzionale di dare risposte immediate e risolutive. Altrimenti è meglio che il Sindaco porti la chiave di Tursi in tribunale per impossibilità amministrativa. Invece di cercare sponsor per inutili notti bianchi, forse sarebbe meglio cercarli per dare un volto umano alla civiltà della convivenza civile perché non si tiene in vita un assessorato solo per mantenere a stipendio gli impiegati da scrivania che non hanno mai incontrato un «caso sociale» in carne e ossa, con buona pace dei poveri che dovrebbero servire. Su questo argomento decisivo per l’amministrazione locale e per la democrazia, bisognerà ritornare.

mercoledì 8 ottobre 2008

Aldo Capitini ed il mondo in pace


Mondo in Pace
La Fiera dell'educazione alla Pace

in occasione del 40° anniversario della morte di Aldo Capitini organizza l'incontro: Aldo Capitini costruttore di pace sulle orme di Gandhi
Giovedì 9 Ottobre 2008 ore 17.30 Sala del Camino - Palazzo Ducale Genova
Alberto de Sanctis Università di Genova - Facoltà di Scienze Politiche e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini di Perugia Interviene Luca Borzani Presidente Fondazione Cultura Palazzo Ducale
In collaborazione con Università di Genova - Facoltà di Scienze Politiche Fondazione Aldo Capitini Perugia
“… Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una societàche sarà perfettamente nonviolenta...a me importa fondamentalmente l'impiegodi questa mia modestissima vita,di queste ore o di questi pochi giorni…”
Aldo Capitini

martedì 7 ottobre 2008

I biocarburanti sono cibo sottratto ai poveri e non risolvono il problema ambientale.




Un falso rimedio al cambiamento climatico è la promozione di biocarburanti a base di mais, soia, olio di palma e jatropa. I biocarburanti, combustibili ottenuti dalle biomasse, continuano ad essere la principale fonte energetica per le popolazioni povere del mondo. L'azienda agricola ecologica e biodiversa, ossia biologicamente varia, non è solo una fonte di cibo, è anche fonte di energia. L'energia per cucinare deriva dalle biomasse non commestibili, come sterco bovino essiccato, steli di miglio e gambi di leguminose, da specie agroforestali presenti sui terreni boschivi di proprietà dei villaggi. Gestite in modo sostenibile, le comunanze dei villaggi sono da secoli fonte di energia decentralizzata. I biocarburanti industriali non sono i combustibili dei poveri, ma sono il cibo dei poveri trasformato in calore, elettricità e trasporti. I biocarburanti liquidi, soprattutto l'etanolo e il biodiesel, sono uno dei settori di produzione in maggiore crescita, stimolato dalla ricerca di risorse alternative ai carburanti fossili, da un lato, per evitare la catastrofica impennata di prezzo del petrolio, e dall'altro, per ridurre le sostanze ricche di amido, come mais, orzo e grano. L'etanolo viene mescolato con il petrolio. Il biodiesel si produce solo con sostanze vegetali, come l'olio di palma, l'olio di soia e l'olio di semi di colza. Il biodiesel viene mescolato al diesel. (...) Il settore dei biocarburanti è cresciuto rapidamente in tutto il mondo. Gli Stati Uniti e il Brasile hanno creato industrie per la produzione di etanolo e anche l'Unione Europea si sta mettendo di fretta al passo per esplorare il mercato potenziale. I governi di tutto il mondo incoraggiano la produzione di biocarburante con politiche a sostegno. Gli Stati uniti stanno spingendo le altre nazioni del terzo mondo ad introdurre la produzione di biocarburante in modo da soddisfare i propri fabbisogni energetici, anche se questo significa svaligiare le risorse altrui. È inevitabile che questa massiccia crescita della domanda di cereali si risolverà a scapito della soddisfazione dei bisogni umani, con i poveri incapaci di competere economicamente e tagliati fuori dal mercato alimentare. Nel febbraio dello scorso anno il Movimento dei Senza Terra brasiliano ha rilasciato una dichiarazione in cui nota che «l'espansione della produzione di biocarburanti aggrava la fame nel mondo. Non possiamo mantenere i serbatoi pieni mentre gli stomaci si vuotano». La deviazione delle risorse alimentari a risorse per produzione di carburante ha già innalzato il prezzo di granturco e soia. In Messico si sono verificate rivolte per l'aumento di prezzo delle tortillas. E questo non è che l'inizio. Immaginate quanta terra è necessaria per produrre il 25% del combustibile utilizzando le risorse alimentari. Una tonnellata di granturco produce 413 litri di etanolo. 35 milioni di galloni di etanolo richiedono 320 milioni di tonnellate di granturco. Nel 2005 gli Stati uniti hanno prodotto 280,2 milioni di tonnellate di granturco. Con la stipula del Nafta, gli Stati Uniti hanno distrutto tutte le piccole aziende agricole messicane, rendendo il Messico dipendente dal granturco Usa. È stato proprio questo il motivo alla base della rivolta zapatista. Oggi nel paese, in seguito alla conversione del granturco in biocarburante, il prezzo del granturco ha subito un forte rialzo. I biocarburanti industriali vengono promossi come fonte di energia rinnovabile e mezzo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, ci sono due inoppugnabili ragioni ecologiche che spiegano perché la conversione di colture come soia, granoturco e palma da olio in carburanti liquidi possa aggravare il caos climatico e il carico di CO2. In primo luogo, la deforestazione causata dall'espansione delle piantagioni di soia e di palme da olio sta portando a un aumento di emissioni di CO2. Secondo le stime della Fao, ogni anno vengono rilasciati nell'atmosfera 1,6 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra provenienti dai disboscamenti, tra il 25 e il 30% dei gas totali. Entro il 2022 le piantagioni per la produzione di biocarburante potrebbero avere distrutto il 98% delle foreste pluviali indonesiane. (...) In secondo luogo, la conversione di biomassa in carburante liquido comporta l'impiego di quantitativi di carburante fossile maggiori rispetto a quello che sostituisce.La produzione di un gallone di etanolo richiede 28.000 Kcal. Un gallone di etanolo fornisce 19.400 kcal di energia. Un rendimento energetico pari al 43%. Gli Stati Uniti si serviranno del 20% del proprio granturco per produrre 5 miliardi di galloni di etanolo, che sostituiranno l'1% dell'uso di combustibile. Se si dovesse impiegare il 100% del granturco, si sostituirebbe solo il 7% del petrolio totale. Non è certo una soluzione questa, non per controbattere i prezzi record del petrolio, e né per mitigare il caos climatico. (David Pimentel alla conferenza IFG sulla "Triplice crisi", Londra, febbraio 23-25, 2007) Ed è fonte di altre crisi. Per produrre un gallone di etanolo vengono usati 1700 galloni di acqua. Il granturco necessita di più azoto fertilizzante, insetticidi ed erbicidi di qualsiasi altra coltivazione. Questi falsi rimedi finiranno per accrescere la crisi climatica, aggravando e acuendo al contempo la diseguaglianza, la fame e la povertà. Esistono, tuttavia, soluzioni reali che possono mitigare il cambiamento atmosferico ed anche influire sulla riduzione della fame e della povertà. Secondo il Rapporto Stern, l'agricoltura è responsabile del 14% delle emissioni, lo sfruttamento del terreno (con riferimento soprattutto alla deforestazione) lo è del 18% e il trasporto del 14%. All'interno di questo computo rientra il crescente fenomeno del trasporto di derrate fresche, che potrebbero essere coltivate in loco. L'agricoltura che fa uso della chimica industriale, nota anche come Rivoluzione Verde (Green Revolution) quando venne introdotta nei paesi del Terzo Mondo, è la fonte principale dei tre gas a effetto serra: anidride carbonica, ossido di azoto e metano. L'anidride carbonica viene emessa quando si utilizzano carburanti fossili per i macchinari e per il pompaggio dell'acqua dai pozzi, per la produzione di fertilizzanti chimici e pesticidi. I fertilizzanti chimici emettono azoto ossigeno che, come gas serra, è 300 volte più letale dell'anidride carbonica. Infine, l'allevamento di animali a granaglie è la fonde principale di metano. Gli studi indicano che un passaggio da una dieta a base di granaglia a una dieta biologica a base erbacea potrebbe ridurre fino al 50% l'emissione di metano attribuibile al bestiame. Non tutti i sistemi agricoli contribuiscono, tuttavia, alle emissioni di gas serra. L'agricoltura ecologica e biologica diminuisce le emissioni sia riducendo la dipendenza da combustibili fossili, da fertilizzanti chimici e da alimentazione intensiva, sia assorbendo un maggiore quantitativo di carbonio nel terreno. I nostri studi dimostrano un aumento di sequestro di carbonio fino al 200% nei sistemi biologici biodiversi. Quando «ecologico e biologico» si combinano a «diretto e locale», le emissioni vengono ulteriormente ridotte, grazie alla riduzione del consumo energetico per il trasporto del cibo, l'imballaggio e la refrigerazione. Il sistema alimentare locale ridurrà la necessità di incrementare l'agricoltura nelle foreste pluviali di Brasile e Indonesia. Con una transizione tempestiva, potremmo ridurre le emissioni, aumentare la garanzia e la qualità del cibo e migliorare la resistenza delle comunità rurali nell'impatto col cambiamento climatico. Optare per una transizione dal sistema alimentare industriale globalizzato, imposto da Omc, Banca Mondiale e Agribusiness globale, a sistemi alimentari ecologici e locali, rappresenta una strategia di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico. Protegge i poveri e protegge il pianeta. Lo scenario post-Kyoto deve necessariamente includere l'agricoltura ecologica come soluzione climatica.

domenica 5 ottobre 2008

DECRESCITA

LUNEDI' 6 OTTOBRE CIRCOLO ZENZERO (vedi calendario)
Incontro sulla Decrescita


La decrescita è un concetto politico, secondo il quale la crescita economica - intesa come accrescimento costante di uno solo degli indicatori economici possibili, il Prodotto Interno Lordo (PIL) - non è sostenibile per l'ecosistema della terra. Questa idea è in completo contrasto con il senso comune politico corrente, che pone l'aumento del livello di vita rappresentato dall'aumento del PIL, come obiettivo di ogni società moderna.L'aggettivazione sostenibile allude alla proposta di organizzarsi collettivamente in modo che la diminuzione della produzione di beni non costituisca riduzione dei livelli di civiltà.
L'assunto principale è che le risorse naturali sono limitate e quindi non si può immaginare un sistema votato ad una crescita infinita. Il miglioramento delle condizioni di vita deve quindi essere ottenuto senza aumentare il consumo ma attraverso altre strade. Proprio per la costruzione di queste vie sono impegnati numerosi intellettuali, al seguito dei quali si sono formati movimenti spesso non coordinati fra loro, ma con l'unico fine di cambiare il paradigma dominante della necessità di aumentare i consumi per dare benessere alla popolazione. Un esempio di questi gruppi sono i gruppi d'acquisto solidale (GAS), i sistemi di scambio non monetario o gli ecovillaggi. Il principale esponente di questa corrente è Serge Latouche. In Italia troviamo Maurizio Pallante, Massimo Fini, Mauro Bonaiuti e Paolo Gabrini

venerdì 3 ottobre 2008

Giornata mondiale della Nonviolenza


Ieri è stata celebrata la Giornata mondiale della Nonviolenza.
Sempre più spesso, ormai, la violenza è veicolata, oltreché da governi, eserciti, gruppi, bande e lobbies, dai media. I mezzi di informazione, megafoni di potentati economici, politici e militari, sono diventati strumenti fondamentali per vecchi e nuovi conflitti, per la "creazione del consenso" alle guerre, alle fobie, alla "caccia alle streghe". Lo vediamo, tristemente, ogni giorno anche in Italia, dove tv e giornali hanno dato voce, o, ancora peggio, hanno rinfocolato un razzismo, una xenofobia, un anti-islamismo latenti in quella parte della popolazione italiana più arretrata culturalmente, socialmente e psicologicamente. Hanno fatto leva, per anni, sugli istinti e le paure primordiali, ataviche, di tanta gente, coprendo così i reali problemi che soffocano l'Italia, l'Europa, l'Occidente: la crescente e dilagante povertà. La crisi economica, culturale e sociale viene quindi smorzata da un'informazione sguaiata e manipolatoria che ha come obiettivo "facili" capri espiatori.
Basta accendere la tv e seguire un qualsiasi Tg per ritrovarsi immersi in notizie di scarsa utilità, spesso di cronaca nera o di gossip, ma di cui si intuisce il senso e la finalità: non farci pensare. Farci dirottare rabbia e delusione su "altri" obiettivi - immigrati, rom, musulmani - scelti ad hoc, e non sulle reali cause del nostro nazionale malessere.
Ecco, dunque, che nonostante proclami e manuali di "etica e deontologia" professionale, spesso il giornalismo è un potente e terribile agente in mano a editori, e a direttori e colleghi consenzienti, di conflittualità e di disinformazione finalizzato a tener buone le masse di lettori e telespettatori. O meglio, a indirizzarne i sentimenti più "intestini" verso target che non mettano in crisi il "sistema". Ecco, allora, che sorge il problema "zingari", il problema "immigrati", il problema "moschee e islamici", il problema "terrorismo islamico". Certo, direte voi, la pessima gestione dell'"immigrazione" degli ultimi dieci anni ha creato non poche, reali, tensioni, ma da qui a mandare in crisi l'Italia, ce ne vuole.
La questione reale è che il nostro Paese sta andando a pezzi, ma non ce lo dicono: sono troppo attenti a stornare la nostra attenzione su altro.
Per non parlare poi dell'informazione sul Medio Oriente, sulle guerre "preventive", su Russia, Iran e America Latina: un cittadino che non attinga ad altre fonti, che non si documenti per proprio conto, prenderà per buono ciò che passano tv e giornali. Un'informazione di parte, quando non del tutto manipolata. Il recente caso della guerra tra Georgia e Russia ne è un incredibile emblema: ci è stato detto, infatti, che a iniziare la guerra è stata la Russia e non la Georgia! E che dire del cosiddetto "conflitto israelo-palestinese"? Ai più sembrerà che i palestinesi siano gli oppressori e gli israeliani gli oppressi. E' la comunicazione veicolata dalla maggior parte dei nostri media. E' ciò che vogliono farci credere, infatti. Mentendo spudoratamente.
Allora, celebrando la Giornata della Nonviolenza, ricordiamoci del Mahatma Gandhi e di ciò che scriveva sul giornalismo.
Angela Lano

"Fin dal primo mese di 'Indian Opinion' (*) mi resi conto che servire dovrebbe essere l'unico scopo del giornalista. La stampa è una grande forza, ma, come un torrente d'acqua che non sia tenuto a freno sommerge intere regioni e devasta i raccolti, così anche una penna incontrollata non serve che a distruggere. Se il controllo viene dall'esterno, si rivela più pericoloso della mancanza di controllo. Se il filo di questo ragionamento è esatto quanti giornali nel mondo supererebbero la prova?".
Da "Antiche come le montagne", Gandhi,