SOStieni il bene comune

domenica 30 novembre 2008

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti

Per il Bene Comune, nell'anno del 60° anniversario della dichiarazione dei diritti umani, indice la settimana dei diritti...purtroppo ancora negati!
Ogni giorno pubblicheremo gli articoli della Dichiarazione.
Da leggere, meditare e confrontare con l'attuale situazione...possiamo rendere il mondo migliore?
La settimana si concluderà il 9 Dicembre alle ore 18.00 con l'assemblea pubblica in Piazza Stella (da via Canneto il Curto) con gli interventi di: Nando Rossi, Monia Benini, Don Paolo Farinella, Salah Husein, Christian Abbondanza
Non mancate
Pino Parisi


Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.


Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.


Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.


Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.


Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

venerdì 28 novembre 2008

ARMI E POVERTA'


Le famiglie italiane sono sempre più povere: prezzi e tariffe continuano ad aumentare mentre stipendi e pensioni restano fermi; sono previsti rincari medi di circa 600 euro annui per famiglia (alimentari -- riscaldamento -- acqua -- gas....)
Che la situazione economica delle famiglie stia progressivamente peggiorando è dimostrato da un'iniziativa della Caritas di Roma. L'associazione ha costituito (nella "capitale d'Italia", non in una zona particolarmente povera) l ' " Emporio della solidarietà", un vero e proprio supermercato in cui le famiglie si recano a comprare generi di prima necessità, utilizzando "punti", assegnati in anziché denaro, dopo aver constatato lo stato di povertà.Accedono a questo servizio 200 famiglie, 60 delle quali immigrate.
CI SIAMO SOFFERMATI SU QUESTA INIZIATIVA PERCHE' E' UN EFFICACE ESEMPIO DI COME SIA AUMENTATA LA POVERTA' IN ITALIA, E DI COME COLPISCA FASCE DI POPOLAZIONE CHE SEMBRAVANO ESTRANEE A QUESTO FENOMENO.
Il governo si è dimostrato totalmente incapace di affrontare il problema delle vecchie e nuove povertà: ma ha appena deciso di inviare in Afghanistan quattro cacciabombardieri Tornado, che costeranno 13 MILIONI DI EURO. Ben sapendo chi si tratta di vere e proprie armi d'attacco il governo si è affrettato a dichiarare che " non effettueranno bombardamenti, ma solo ricognizioni". Ma un esperto come il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo ha affermato testualmente: "I Tornado non saranno sotto il nostro controllo, ma sotto il controllo USA e saranno chiamati a cacciabombardare...."

giovedì 27 novembre 2008

ACQUASOLA: VITTORIA


Acquasola, il parcheggio si ferma

Il Tar ha accolto il ricorso degli ambientalisti contro la costruzione dell'opera
Noi abbiamo dimostrato che si può sognare e che se si combatte per i propri sogni si può vincere». Il «sogno» di cui parla Andrea Agostini non è ancora pienamente realizzato ma certo ieri la sentenza del Tribunale regionale amministrativo che ha bloccato la costruzione del parcheggio sotto il parco dell'Acquasola, ha dato nuove ali al «sogno» di salvare il parco dalla costruzione di un parcheggio interrato da circa 400 posti, fra posteggi a rotazione e per residenti.Ieri, infatti, è stato reso noto il dispositivo della sentenza con la quale il Tar "boccia" la realizzazione dell'opera, accogliendo alcune motivazioni del ricorso presentato da Italia Nostra e Legambiente, alle quali poi si è aggiunto anche il Wwf. La sentenza è arrivata dopo che il 19 settembre scorso il Tar aveva già accolto la richiesta di sospensiva dell'apertura dei cantieri presentata dalle associazioni ambientaliste assieme al ricorso. E, naturalmente, il verdetto è stato festeggiato ieri dagli ambientalisti e dai cittadini del Comi tato Parco Acquasola che hanno indetto una conferenza stampa con brindisi proprio nel parco, teatro da anni delle loro tante iniziative di protestae di "resistenza". Con loro anche l'avvocato Carlo Raggi che, con il figlio Raniero (ieri a Roma) ha firmato il ricorso al Tar nei confronti di Sistema Parcheggi e contro il Comune e altri enti, e che ieri è stato ringraziato dal Comitato con un caloro applauso, Vincenzo La-gomarsino che, come avvocato, ha collaborato alla raccolta della documentazione e come capogruppo dei Verdi nel municipio centro est ha fatto la battaglia politica contro il park, e Aldo Siri, presidente del municipio centro est.«Sono stati accolti due motivi del ricorso, che si riferiscono a norme dì attuazione del Puc - ha spiegato Raggi - mentre sono state respinte le motivazioni relative al Piano paesistico della Provincia e ai pareri della Sovrintendenza, e sono state dichiarate inammissibili le altre motivazioni». I giudici amministrativi hanno condiviso, la tesi degli ambientalisti secondo cui la realizzazione del parcheggio violerebbe le norme di attuazione del Puc relative alle funzioni ammesse nelle sottozone FF, destinate a servizi (impianti sportivi, aree verdi, spazi d'interesse comune)

Siri ha ricordato che il suo primo atto da presidente del centro est (guidato da una maggioranza di centrodestra), era stato quello di far approvare una delibera contro la costruzione del parcheggio dell'Acquasola. «Ma se questa battaglia si è vinta - ha aggiunto -è stato per la coerenza degli ambientalisti e per le persone che hanno creduto in questa battaglia». Intanto il municipio centro est ha approvato l'anticipazione dal 2011 al 2009 dei 700 mila cure destinati alla riqualificazione del parco del-l'Acquasola che, forse, avrà un destino diverso da quello che sembrava segnato. «L'Acqua sola è il cuore della storia di Genova ha chiosato Agostini - i sogni non possono essere spenti da decisioni politiche»

La seconda motivazione del ricorso accolta riguarda, invece, le disposizioni del Puc relative alla realizzazione di pareheggi in aree di particolare pregio ambientale. «In questi casi dev'essere dimostrata la compatibilità dal punto di vista ambientale e architettonico e -ha osservato Raggi - devono essere tutelate le zone alberate e le essenze ad alto fusto. Noi sostenevamo che la compatibilità ambientale non ci fosse, tan-t'è vero che non è stato fatto nessun accertamento per verificare se, il sistema di areazione

ANNAMARIA COLUCCIA

mercoledì 26 novembre 2008

IL FLORIDO MERCATO DELLA DISUGUAGLIANZA




Nel 2006 lo stipendio medio denunciato all’Inps di una persona immigrata, uomo o donna che sia, è stato di 11055 euro (921 euro al mese senza tredicesima), quello di una persona italiana di 17594 euro.Quello di un uomo immigrato di 13280 euro, quello di una donna immigrata di 8006. La regione che registra i redditi più alti degli immigrati è il Friuli Venezia Giulia (12865 euro l’anno), quella che registra i redditi più bassi è la Campania con 7379. La Liguria, con uno stipendio medio annuo degli immigrati di 9696 euro, ha dietro di sé solo Sardegna, Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise. La nazionalità che registra il livello più alto è il Senegal con 14337 euro (ma lo stipendio medio di una donna del Senegal è di 7889 euro), e quella col livello più basso è l’Ucraina con 6699 euro (5974 per le donne) Questi dati Inps, riportati in un articolo/inchiesta su Metropoli di domenica 23 novembre, disegnano la mappa delle disuguaglianze su cui si regge una parte crescente della nostra economia. Le disuguaglianze separano tra loro italiani e immigrati, immigrato da immigrato a seconda dei territori e delle stesse nazionalità, e le donne immigrate sia dalle donne italiane (che comunque guadagnano meno degli uomini italiani), sia dagli uomini immigrati. I minori redditi segnalati dall’Inps hanno in sé molte cause: i settori di impiego, le qualifiche attribuite in ciascun settore, e le ore di lavoro effettivamente messe in regola. Infatti la gran parte degli immigrati è denunciata per 20 ore di lavoro settimanali, esattamente il minimo richiesto dalla legge per una assunzione in regola, a sua volta indispensabile per ottenere il permesso di soggiorno. Quindi (è cosa nota ma vale la pena tenerla sempre ben presente) gli immigrati in Italia lavorano, quando va bene e cioè sono in regola col soggiorno ed hanno una posizione aperta presso l’Inps, senza riconoscimento di qualifica nei settori meno remunerativi e più pericolosi, e con sostanziale rinuncia ad una protezione previdenziale per la loro vecchiaia: badare alla sicurezza immediata per proteggersi da rischi, malattie e infortuni, o futura per sopravvivere quando il lavoro non ci sarà più, è un lusso fuori portata. Il mercato della disuguaglianza percorre ogni fibra del nostro paese e si regge su responsabilità istituzionali, politiche, imprenditoriali, individuali. Ho recentemente assistito ad una telefonata tra una operatrice sociale ed una signora potenziale datrice di lavoro di una colf, che giudicava assolutamente eccessiva una paga sui 1100 euro mensili (6 euro orari) per un lavoro di assistenza a tempo pieno. La questione di come debba cambiare la nostra economia e il nostro stato sociale per rinunciare allo strepitoso volano (o ancora di salvezza, a seconda delle fasi economiche) della disuguaglianza dovrebbe essere una grande priorità della politica.(p.p.)

martedì 25 novembre 2008

Non siamo la pattumiera per tutte le emergenze


Rabbia in Valbisagno

«Non siamo la pattumiera per tutte le emergenze»


Tra le preoccupazioni principali dei cittadini c¹è anche la spaventosa incidenza di tumori, che nell¹area, «secondo i dati dell¹Ist - ha precisatol¹esponente di Legambiente - raggiunge livelli superiori a quelli di Cornigliano quando erano attivi i forni Italsider"


Cittadini e comitati di Gavette - Volpara si sono riuniti ieri pomeriggio in un'assemblea pubblica. Venerdì prossimo una manifestazione bloccherà il traffico

Stanchi, delusi, ma soprattutto arrabbiati gli abitanti della zona Gavette- Volpara: cittadini e comitati si sono riuniti ancora una volta ieri in un¹assemblea pubblica presso la società di mutuo soccorso La Democratica, per fare il punto della situazione e organizzare la protesta, che sfocerà in una manifestazione annunciata per venerdì prossimo.

«Questa è la pattumiera di Genova», «Ci vogliono ammazzare», «perl¹amministrazione siamo solo dei rompipalle»: queste le frasi che si sentivano in sala. Perché nella zona - hanno denunciato i cittadini - il problema non è soltanto la presenza del fangodotto e dell¹impianto diVolpara, ma il sospetto, per alcuni già certezza, che ogni emergenza della città venga scaricata in appena due chilometri della zona, dove si continuano ad aggiungere problemi nuovi senza risolvere quelli precedenti.

«Per la soluzione del problema del fangodotto l¹amministrazione ha già parlato di tempi lunghi, circa dieci anni - ha detto Andrea Agostini di Legambiente - ma nel frattempo ci sono molte altre cose su cui si può e sideve interventire».

Ad esempio, la presenza della rimessa Amt: «dopo la chiusura di quella di Boccadasse, sono stati piazzati qui 100 pullman senza chiedere nulla a nessuno. - ha detto ancora Agostini - Alle 5:30 del mattino molte linee iniziano il turno, i motori si accendono e stanno lì fermi per un po¹». Il risultato è «una camera a gas, proprio sotto una scuola».

Tra le altre emergenze c¹è l¹ex fabbrica Moltini, di cui i cittadini chiedono la messa in sicurezza in quanto «piena di amianto e prodotti fortemente tossici», il parcheggio dei mezzi Aster, che contribuiscono ad aumentare l¹inquinamento della zona, e il controllo delle emissioni del forno crematorio del cimitero di Staglieno.

«Agli occhi degli abitanti della zona, l¹amministrazione ha perso credibilità per impegni presi pubblicamente e poi sempre disattesi. - ha detto ancora Agostini - Se non la recupera attraverso atti concreti, si aprirà lo scontro sociale perché la gente è stanca di promesse».

Tra le preoccupazioni principali dei cittadini c¹è anche la spaventosa incidenza di tumori, che nell¹area, «secondo i dati dell¹Ist - ha precisatol¹esponente di Legambiente - raggiunge livelli superiori a quelli di Cornigliano quando erano attivi i forni Italsider».

«Due mesi fa abbiamo chiesto ancora una volta spiegazioni, che non sono arrivate - ha detto Barbara Testini, presidente del comitato Banchelle - perquesto il 28 novembre chiamiamo tutti i cittadini a partecipare ad una manifestazione contro il fangodotto e per farci sentire, chiedendo unincontro al comune».

L¹appuntamento è alle 17 al centro sportivo Gavette. Da qui partirà la manifestazione, che lungo il suo percorso arriverà anche alla misura estrema del blocco del traffico cittadino. «Dal momento che i problemi sono diversi- ha aggiunto Testini - intendiamo anche fare incontri mirati con singoleautorità e persone competenti».
Alessandro Di Tizio

lunedì 24 novembre 2008

DALL' URBANISTICA DEL TAPPULLO ALL'URBANISTICA CREATIVA


.... UN PO' COME LA FINANZA E COL RISCHIO DEGLI STESSI DEVASTANTI EFFETTI

di Andrea Agostini

Le buone regole dell'urbanistica che insegnano a scuola prevedono come elementi prioritari una strategia pubblica dell'uso del suolo e una politica delle aree come elemento strategico per una pratica di gestione del territorio metropolitano che sia armonioso e in sintonia con le pratiche europee e in netta discontinuità col pasticciatissimo passato.
La decisione dell'Amministrazione di fare cassa cedendo significative e importanti proprieta' pubbliche con l'aggiunta di una variante di destinazione d'uso per favorirne la migliore collocazione sul mercato immobiliare è una cosa che avremmo voluto non vedere.
Dopo un anno di urbanistica del tappullo per inseguire e lenire ( ove possibile ) le sciagurate scelte della Amministrazione Pericu le mosse della Amministrazione Vincenzi sono per adesso non meno negative.
Con la scusa ( buona per tutte le stagioni e infatti largamente utilizzata nell'ultimo decennio ) di incassare 28 milioni di euro per salvaguardare le fasce deboli, un' altro pezzo importante di proprieta' pubbliche finirebbe per ingrassare i profitti della speculazione immobiliare. E di questo passo quando non ci sara' piu' niente da vendere: ne' le rimesse a Boccadasse, ne' lo stadio a Marassi, ne' le aree dei parchi pubblici, quale sara' l'ingegnoso sistema per perpetuare una politica liberista con scuse di sinistra?
Le aree di via Bertani,quelle del Campasso, cosi' come a Coronata, dell'Ilva di Voltri, le scuole di Sturla e di Sestri, le scuderie di villa Rossi a Sestri, il capannone della Crociera sono una opportunita' piu'unica che rara per iniziare con una politica delle aree pubbliche che restituisca a quei quartieri servizi e spazi di socialità e anche di lavoro per le nuove generazioni .
Inoltre la paventata variante di destinazione d'uso per l'istituto San Raffaele di Coronata, che ricordo è servito a generazioni di anziani del ponente non solo toglierebbe un servizio essenziale, ma andrebbe a collidere col progetto Erzelli insieme con l'immobile di via Giotto e alle ventilate modificazioni di destinazione d'uso delle limitrofe aree Esaote, e Marconi-Ericsson, alle case nuove previste ( sempre in variante da uso industriale a uso residenziale ) in via dell'Acciaio e altro ancora. Non una speculazione, ma una speculazione al cubo, a costi per le casse pubbliche enormi e difficilmente stimabili in termini di infrastrutturazioni e servizi alle persone. Pochi soldi entrerebbero da una parte per uscire a fiotti dall’altra e per un tempo stimabile in decenni.
L'edificio di via Bertani si è costruito negli anni un ruolo centrale nei processi di aggregazione culturale e sociale non solo giovanile nel centro cittadino. Al momento non esiste alcuna alternativa in zona e il suo ventilato trasferimento in via Bartolomeo Bianco, in cima a un monte, senza servizi e accessibilità, escluderebbe immediatamente anziani e donne dalla possibilità di usufruirne ( in una fase in cui in centro si prospetta la chiusura del parco dell'Acquasola per parecchi anni per lavori che sono incompatibili per rumori e polveri con la permanenza di bambini e anziani ).
La zona del Campasso è da tempo una zona criticissima e l'utilizzo di quell'area a servizi cosi' come quella della Crociera sarebbe una scelta importante per spostare flussi di abitanti e di giovani dai paradisi consumistici della Fiumara a più compatibili iniziative legate all'identita' e alla cultura del territorio di Sampierdarena.
In sostanza proponiamo che le aree vincolate a servizi restino a servizi e che, se proprio si vuol collaborare coi privati, lo si faccia sulla scorta di interessi pubblici per costruire qualcosa che serva, e che permetta di ricostruire la strama sfilacciata di una coesione sociale che a Genova si sta perdendo .

domenica 23 novembre 2008

Stefano siamo con te...


....... Ci sono volte in cui non credo che ce la faremo. Ci sono volte in cui sento la solitudine. Ci sono volte in cui sento chiara e forte tutta la mia impotenza davanti allo spettacolo terrorizzante di un’umanità che corre al suicidio, e un suicidio dei più crudeli perché chi si prende la responsabilità di sparare il colpo non lo spara solo a se stesso ma coinvolge miliardi di suoi simili, nati e non ancora nati.
E oggi è una di quelle volte.
Ieri ero a Venezia, relatore ad un congresso internazionale il cui scopo era quello di santificare l’incenerimento dei rifiuti. Ero solo. Dall’altra parte, centinaia di personaggi, per lo più ingegneri, spesso i soliti tromboni universitari, che mangiano immondizia e di questa coprofagia vivono e prosperano.
Ho tenuto la mia relazione. Ho mostrato che cosa esce da uno di quei camini. Erano immagini di campioni prese al microscopio elettronico del nostro laboratorio. Ho mostrato che cosa si trova nei tessuti malati, specie in quelli dei bambini. Non ho fatto chiacchiere: ho mostrato fatti inconfutabili. Discutiamone finché vogliamo, ma quella roba c’è.
Alla fine sono stato aggredito verbalmente da centinaia di persone. Quelli sopra quel massacro ci mangiano. Come gli avvoltoi. Come gli sciacalli. Come le iene. Io stavo mettendo a rischio il loro pasto che ai loro occhi ciechi promette di essere sempre più grasso. Almeno fino a che non si tirerà il sipario.
Vista freddamente, vista con la prospettiva di chi guarda da fuori e, magari, dal futuro, ci sarebbe stato da ridere, addirittura da sganasciarsi dalle risate a sentire le idiozie che echeggiavano in quell’augusto salone. E invece ad echeggiare era una miriade sinistra di sentenze di morte.
Quei signori ignorano la fisica, la chimica, la tossicologia. E il buon senso.
Da due habitué del Politecnico di Milano (come per un vecchio purgante, basta la parola) sono uscite enormità quali: la tonnellata di fumi che esce da una tonnellata di rifiuti bruciati contiene ossigeno atmosferico e, dunque, non è una vera tonnellata. Credo sia inutile far notare ad una macchietta simile che, nel rispetto della legge di conservazione della massa, l’ossigeno che viene sottratto all’aria si combina con altre sostanze dando origine a composti tossici. La diossina, che ha due atomi di ossigeno nella molecola, è uno dei tantissimi composti del genere.
L’altra enormità è: l’aria che esce da un inceneritore è identica a quella che entra. Seguita da: mettiamo filtri di carbone attivo che bloccano tutto (dove finirà quel carbone carico di porcherie resta coperto dalla privacy). Qui mi rifiuto di commentare per manifesta inferiorità intellettiva del personaggio, peraltro lo stesso che affermò in TV (Matrix), spalleggiato dallo statista Gasparri, che la strategia “rifiuti zero” forse si attua in qualche paesino della tundra canadese e nulla più. San Francisco e l’intera Nuova Zelanda, tra le migliaia di altre ubicazioni, sono site nella tundra canadese, stando alla personalissima geografia del professore e dello statista.
E un medico, l’unico presente, un oncologo che dice che solo il 3% dei cancri viene dall’inquinamento ambientale, e che non capisce che, cancri o no, le polveri che ho mostrato nei reperti presi da bambini malati o da feti malformati non hanno alcun diritto di essere là. E come è possibile affermare che dei corpi estranei in cui c’è davvero di tutto siano perfettamente innocui? E come è possibile impiegare il denaro pubblico per mettere in piedi un’indagine epidemiologica che nasce vistosamente taroccata (vedi Il Girone delle Polveri Sottili)? E come è possibile aprire bocca per contestarmi se non ci si è mai presi la briga nemmeno di leggere ciò che abbiamo scritto (e ieri, proprio per questa ignoranza, sono stato accusato di aver affermato sciocchezze che non mi sono mai passate per il cervello)?
Il tutto, naturalmente, senza aver mai fatto uno straccio di analisi nanopatologica sui tessuti malati, di qualunque natura la malattia sia. Esattamente come si faceva quando la scienza era l’ipse dixit: è vero non perché l’ho sperimentato ma perché l’ho detto io che sono tanto bravo.
Insomma, siamo nelle mani di un branco di iene. Denaro? Potere? Semplice ignoranza? Non posso dire che cosa spinga ognuno di loro. Ciò che posso dire è che, dal punto scientifico, il livello è molto sotto lo zero e che dal punto di vista morale il livello è, se possibile, di gran lunga inferiore. Quelli, se ne rendano conto o no, rischiano di essere complici di delitti che vanno dal disastro ambientale al danno patrimoniale, dalla lesione grave all’assassinio.
Non solo questo, ma quelli, certo non abituati ai congressi di medicina, sono pure talmente vigliacchi da insultarmi perché ho mostrato la fotografia di un bambino morto di leucemia mieloide acuta dopo otto ore dalla nascita. In quel corpo, in tutti i suoi organi compresi il cervello e il cuore, c’era la collezione di polveri ambientali più spaventosa che si possa immaginare. Vigliacchi perché mi hanno accusato di far leva sulle emozioni mentre di quel bambino loro avevano in qualche modo firmato la sentenza di morte. Vigliacchi perché loro uccidono a distanza e non hanno nemmeno il coraggio di guardare in faccia la loro vittima. E vigliacche le centinaia di persone del pubblico che agl’insulti hanno applaudito.
L’orrore che provo per voi, però, è sovrastato dalla pietà umana che mi suscitate. Voi non sapete che cosa state facendo, come soldatini disciplinatamente decerebrati che servono in un campo di sterminio. Se esiste un dio misericordioso, abbia pietà di voi.
Ma io che cosa posso fare? Io quelle cose le vedo tutti i giorni nel mio laboratorio, e le vedo sotto uno strumento senza emozioni come un microscopio che mi restituisce immagini obiettive e un’analisi chimica elementare senza possibilità d’errore.
Io non voglio essere creduto per un atto di fede: chiedo che si rifaccia ciò che facciamo noi in laboratorio, che lo si faccia per migliaia di volte come abbiamo fatto noi e che mi si dimostri, dati freddi e lucidi alla mano, che sbaglio, che per anni qui si sono presi degli abbagli, che io non ho capito niente. A quel punto io sarei il primo a tirare un sospiro di sollievo.
Ma nessuno fa questo. E nessuno lo fa per due motivi: il primo è per incapacità (ma, con impegno ed umiltà s’impara), e il secondo è perché chi in quella banda ha ancora cervello sa perfettamente che cosa significherebbe fare indagini sul serio.
Che fare? Inutile illudersi: io da solo non ce la posso fare. O mi si dà sul serio una mano o abbiamo perso.

sabato 22 novembre 2008

OGGI OCCORRE FARE UNA SCELTA BEN PRECISA:

a cura di Corrado Cucciniello
PERDERE L’ELETTORATO O PERDERE I POSTI DI COMANDO

Se oggi siamo a disquisire sulla sciagurata proposta di bruciare il CDR nella centrale Enel è perché nel luglio del 2001, quando fu approvato il PPR, si commise il peccato originale.

Cioè si votò un piano che sposò la filosofia del ciclo integrato dei rifiuti ossia raccolta differenziata -meglio se non troppo spinta- trattamento meccanico biologico e “termovalorizzazione”.

La provincia ha sinora pienamente osservato questo programma: siamo al 20% di raccolta differenziata, sta entrando in esercizio l’impianto TMB ed solo oggi -prima si negava o si evitava di dirlo- si pensa di usare la centrale ENEL come inceneritore.

Questo scenario i Comitati Spezzini lo avevano già prefigurato, tanto che -insieme a Medicina Democratica- ne avevano presentato uno alternativo che non prevedeva la produzione del CDR.

Non fu preso in considerazione e la maggioranza che governava la Provincia in quegli anni -compresa Rifondazione Comunista- approvò il piano rifiuti. Ammettendo che quella scelta sia stata un errore intendiamo dare a Rifondazione un’ altra possibilità.

Non è ancora chiaro se per bruciare il CDR all’Enel sia necessaria una variante al PPR. Avendolo più volte consultato non si è trovata un’ imposizione a esportare il CDR prodotto a Saliceti. Si dice che questa compaia negli atti di approvazione del piano .. ma ciò in fondo poco importa.

Noi ci aspettiamo che Rifondazione si impegni ad uscire da tutti governi locali nel caso venga proposta una variante al piano ed anche nel caso venga approvata un’ Autorizzazione Ambientale Integrata relativa all’impianto di Vallegrande che preveda il cofiring carbone CDR.

La proposta avanzata dal presidente Sgorbini, da Orlando, da Caleo, da Forcieri e da altri disattende il programma elettorale della maggioranza che oggi governa la città e la Provincia, il programma indicava per l’anno 2015 la dismissione della centrale ENEL.

I programmi elettorali vanno rispettati ma vi è di più, la pianificazione del territorio dal punto di vista della tutela ambientale lascia alquanto a desiderare. Auspichiamo che Rifondazione si pronunci in modo chiaro anche su altri problemi,

quello della cementificazione:

il progetto Marinella, il progetto Botta, l’Archeogrill, il polo di trasformazione al Senato di Lerici e la Variante della Venere Azzurra, il Distripark, il progetto Oliva all’ex Ip, il progetto Llvador e Mirabello





quello della viabilità:

il nuovo varco portuale costituito dalla subalvea Molo Ravano, terzo e quarto lotto della Variante Aurelia, casello di Cavanella Vara ( La Spezia Nord ) , il doppio svincolo di Fornola, la variante lungo fiume all’Aurelia Sud ( Fornola - S. Genisio), la complanare alla terza corsia dell’A12, la bretella Ceparana – S.Stefano, la Variante alla 331.

quello della super Provincia:

che di fatto è coerente con gran parte dei progetti sopra notati

quello dell’ applicazione VAS ai piani urbanistici comunali ed alle loro varianti settoriali:

in particolare quelli dei comuni di Ameglia, Arcola, Bolano, Lerici, Sarzana, Vezzano Ligure oggi in avanzata redazione.

quello della valutazione dei bilanci ambientali ed economici delle fasi di attuazione del Piano regolatore del porto:

il bilancio ambientale deve essere fatto sugli effetti cumulativi derivanti da tutti i progetti che interessano il Golfo spezzino, non solo sugli impattanti interramenti del porto commerciale e il conseguente aumento del numero dei containers ma anche su quelli legati al potenziamento della cantieristica che oggi prevarica il diritto ad una buona qualità di vita delle comunità potendo contare su modifiche al piano di zonizzazione acustica e interpretazioni di comodo dei vincoli paesaggistici.
( vd. quartieri Ruffino e S. Bartolomeo). Nella valutazione rientrano quindi i progetti già citati riguardanti il fronte mare cittadino e la proposta di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia.

qui Rifondazione può esprimersi non nell’ambito del costituendo tavolo di confronto ma contestualmente al suo ruolo di partito di maggioranza.

In conclusione l’invito a Paul Connet deve segnare una svolta. Ci pare indubbio che la grande sconfitta elettorale patita da Rifondazione e dalla Sinistra -cosiddetta radicale- sia stata determinata dall’ aver assunto il ruolo di partito di lotta e di governo.

ASSOCIAZIONE COMITATI SPEZZINI

venerdì 21 novembre 2008

UNIVERSITA' E CULTURA, QUELLA VERA...


Martedì 25 Novembre alle 17.00
presso Aula M della Facoltà di lettere, in via Balbi 4
della Università di Genova
a cura del Dipartimento di storia moderna

Alfredo Tradardi – ISM-Italia
Presenta

LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA
di ILAN PAPPE
Fazi editore 2008

modera Paola Manduca, Università di Genova

“E’ nostro dovere strappare dall’oblio
la semplice ma orribile storia della pulizia etnica della Palestina …
… per una decisione morale, in assoluto il primo passo da compiere se vogliamo
che la riconciliazione possa avere una possibilità
e la pace possa mettere radici nelle terre lacerate di Palestina e Israele.”
(dalla prefazione di Ilan Pappe)

giovedì 20 novembre 2008

Missione di Guerra. Con i nostri soldi. I risultati li conosciamo....


Afghanistan, i nostri Tornado vanno a combattere

di Enrico Piovesan


I quattro cacciabombardieri italiani Tornado del 6° stormo 'Diavoli Rossi' di Ghedi partiranno per l'Afghanistan "nei prossimi giorni". Lo ha confermato ieri il generale Vincenzo Camporini, Capo di stato maggiore della Difesa.Missione di guerra. Secondo i 'caveat' imposti dal governo italiano, la missione di questi aerei da guerra - che ci costerà oltre quattro milioni di euro al mese - non sarà quella di sganciare missili e bombe. Ma ciò non vuol dire che non parteciperanno alla guerra.I quattro Tornado - che non saranno sotto comando italiano, bensì a disposizione del comandante statunitense David D. McKiernan - verranno impiegati su tutto lo spazio aereo afgano in operazioni di sorveglianza del territorio ma anche in operazioni di intelligence e ricognizione, ovvero di 'acquisizione obiettivi'. Vale a dire che individueranno gli obiettivi che poi verranno bombardati da altri caccia alleati o attaccati dalle truppe di terra della Nato. Affermare che i Tornado non parteciperanno alla guerra è come dire che non lo fa l'ufficiale di puntamento addetto a un pezzo d'artiglieria che dà le coordinate di tiro all'artigliere, o che non lo facevano i soldati che venivano spediti in perlustrazione fuori dalle trincee prima di un attacco.Lo dicono anche i militari. "Le missioni aeree di ricognizione non hanno finalità ricreative e umanitarie", ha ironizzato il generale Fabio Mini, ex comandante della missione Kfor in Kosovo. "Sono missioni da combattimento vero e proprio in quanto preludono all'attacco con bombe a grappolo, incendiari ed esplosivi ad alto potenziale".La stessa ovvietà fu evidenziata nel marzo 2007 dall'associazione pacifista di ufficiali tedeschi 'Darmstaedter-Signal' alla vigilia dell'invio dei sei Tornado della Luftwaffe che ora i nostri quattro vanno a sostituire con gli stessi compiti. "Non si può dire che il loro impiego sarà 'non-combat' perché i risultati dei loro voli di ricognizione guideranno gli attacchi condotti da altri aerei o da truppe di terra".E magari anche bombe. Al di là di questo, rimane il dubbio che i Tornado alla fine possano venire segretamente usati anche per bombardare. "Gli aerei sotto controllo americano non hanno limiti operativi e i nostri cacciabombardieri saranno chiamati a 'cacciabombardare'", ha dichiarato il generale Mini. D'altronde, osservano molti, per fare perlustrazione e osservazione delle postazioni nemiche non bastano gli aerei spia telecomandati come i 'Predator', che sono fatti apposta?Anche durante la guerra del Kosovo del 1999 i Tornado italiani, ufficialmente, svolgevano solo missioni di ricognizione e supporto aereo. Poi si scoprì che sganciarono tonnellate di bombe su Belgrado.

mercoledì 19 novembre 2008

FESTA DELL'OLIO...DI CITTA'


I giardini di Certosa "regalano" venti litri d'olio a sorpresa

Vicino alla metropolitana sono stati raccolti 220 chili di olive.


Sabato pomeriggio festa con distribuzione di bottiglie

LA SFIDA è ritrovare i mille angoli di campagna nascosti in mezzo alle case, tra le auto e l'asfalto, oppure ai margini della città d'asfalto. A lanciare l'iniziativa sono le associazioni Meglioinsieme e Legambiente Liguria, che sabato, in occasione della Festa dell' albero 2008, daranno vita anche a una inedita "festa dell'olio". Anzi, del Certolio: olio di Certosa "doc".«Siamo andati a raccogliere le olive nei giardini pubblici a Certosa - è scritto nel documento che presenta l'iniziativa - in via Ariosto proprio dietro il chiostro (vicino alla fermata della metropolitana di Brin), in collaborazione con municipio della val Polcevera».

E, se la produzione non è esattamente quella di una azienda agricola (poco più di venti litri d'olio imbottigliato a "quartini"), il senso dell'iniziativa è chiaro: invitare i genovesi a non sperperare le ricchezze della natura che nessuno sembra prendere in considerazione. «Ancora una volta i cittadini e le associazioni mostrano la strada alle amministrazioni - dice Andrea Agostini di Legambiente - Esistono centinaia di ulivi nelle fasce ai margini della città e nei giardini che sono abbandonati. Con una semplicissima anagrafe degli ulivi sarebbe possibile recuperare quelle piante, salvaguardare quei terreni e creare possibilità economiche per i residenti».L'iniziativa è partita del tutto casualmente, dopo un incontro di un attivista di Legambiente, Franco Montagnani, con il presidente del municipio Valpolcevera Gianni Crivello. Quando si discuteva di una raccolta ben diversa da quella delle olive: la raccolta differenziata dei rifiuti. «Nel giardino di via Ariosto, un po' discosto dal traffico, ci sono quattro magnifici ulivi che probabilmente non sono mai stati potati - racconta Montagnani - e, lì vicino, ha sede l'associazione Meglioinsieme che segue un gruppo di malati psichici. Abbiamo coinvolto una dozzina di persone dell'associazione, tra malati e medici, un anziano che presta servizio come volontario di protezione civile e ci ha dato una grossa mano con le attrezzature, una persona che ha dato le indicazioni sulle modalità per l'abbacchiatura e la raccolta. E ci siamo lanciati: quelle olive non potevano restare lì a marcire». Tutto fatto in due giorni, senza dare fastidio ai frequentatori del parco. Alla fine sono saltati fuori 220 chili di olive che, portate a un frantoio di Lavagna, hanno consentito di produrre 22 litri d'olio di prima spremitura. Magari non extravergine («Le olive non erano perfettamente mature e probabilmente l'aciditàè un po' troppo alta») ma sicuramente naturale, malgrado il traffico non lontano di automobili e mezzi di ogni tipo.E adesso? «Sabato distribuiremo le bottiglie da un quarto di litro d'olio a chi ne farà richiesta, dietro un'offerta che servirà a coprire le spese e, se avanzerà qualcosa, a finanziare le attività del'associazione - riprende Montagnani - ma visto il successo siamo già pronti a fare il bis il prossimo anno e, magari, a promuovere altre iniziative analoghe». Tutte ancora da definire, ma il volontario di Legambiente ha già messo gli occhi sul giardino della scuola Ariosto: «Andavo lì da bambino - racconta - ci sono piante belle anche se un po' trascurate, potremmo proporre ai bambini della scuola elementare qualche lezione di ecologia e promuovere la creazione di orti urbani per insegnare, sul campo, che la verdura non nasce al supermercato».

Bruno Viani

martedì 18 novembre 2008

ELEZIONI ABRUZZO, FIATO SOSPESO SUL RINVIO



ABRUZZO/ELEZIONI: DOPO RIAMMISSIONE LISTA, E' TOTO-DATA PER IL VOTO

(ASCA) - L'Aquila, 18 nov - Fiato sospeso in Abruzzo sulla data delle elezioni regionali, fissate in un primo momento per il prossimo 30 novembre e 1. dicembre. La decisione del Tar dell'Aquila di riammettere alla competizione la lista ''Per il bene comune'', del candidato presidente Angelo Di Prospero, ha aperto una serie di importanti questioni di natura tecnica. Anche se il verdetto definitivo e' atteso dalla camera di consiglio del 26 del mese e dall'esame di merito del 10 dicembre, Di Prospero ha chiesto di rinviare la consultazione elettorale di quindi giorni, consentendo alla sua lista di recuperare un po' di terreno per la campagna elettorale. La prima data disponibile, quella del 14 dicembre, non sembra pero' sufficiente a cambiare programmi gia' in fase attuativa: schede, fac-simile, manifesti e materiali elettorali sono gia' stati stampati. Occorrerebbe una proroga di almeno un mese, ma si arriverebbe a gennaio: una data troppo vicina, per molti, al voto amministrativo di primavera. E c'e' poi da riflettere sull'opportunita' di spendere 7 milioni di euro per elezioni regionali cosi' a ridosso di quelle provinciali. Angelo Di Prospero, ingegnere minerario sindaco di San Giovanni Lipioni (Comune di 271 anime del Vastese), si e' detto soddisfatto per la decisone del Tar. ''Per il bene comune'', con molti ex Verdi, alle ultime politiche ha ottenuto 2.300 voti in Abruzzo. Gli altri candidati alla presidenza della Regione, Chiodi, Costantini, De Laurentiis, Bontempo e Del Biondo, dopo aver espresso rammarico per l'ennesimo ricorso alla magistratura, hanno detto che sfrutteranno eventuali giorni in piu' di campagna elettorale per conquistare gli indecisi. L'unico precedente di rinvio di una consultazione risulta essere quello del mese scorso nella provincia autonoma di Trento.

lunedì 17 novembre 2008

Per il bene comune di nuovo in campo per le elezioni in Abruzzo


Nel 2010 alle elezioni Regionali in Liguria Per il Bene Comune ci sarà.

Abbiamo aperto questo cantiere....
...e ci stiamo lavorando
Pino Parisi





Vasto, 17 Novembre 2008.

E’ con grande soddisfazione che annuncio che questa mattina il Presidente del TAR ha decretato la riammissione della lista PER IL BENE COMUNE alle elezioni regionali abruzzesi, accogliendo la istanza di adozione di misura cautelare provvisoria .

In data 15 Novembre era stato presentato il ricorso al TAR a seguito dell’esclusione della lista da parte della Commissione Regionale Centrale presso la Corte d’Appello dell’Aquila. Tale esclusione era stata motivata dalla mancanza dell’autentica della firma di accettazione della candidatura nel listino regionale per il sottoscritto ed Aurora Rossi.

Il ricorso, curato dall’Avv. Giulio Cerceo, si è basato sul fatto che la volontà di candidarsi nel listino regionale era evidente da un altro documento di accettazione prodotto in sede di presentazione della lista provinciale di Chieti, inoltre uno dei due candidati esclusi dal listino regionale era paradossalmente anche il presentatore di tutte le liste (sia quella regionale che quelle provinciali).
Nelle prossime ore chiederemo il rinvio delle elezioni regionali, per darci modo di recuperare le 2 settimane di campagna elettorale perse.
CLAUDIO ZIMARINO
DELEGATO DELLA LISTA PER IL BENE COMUNE ELEZIONI REGIONALI ABRUZZO 2008

sabato 15 novembre 2008

Don Paolo Farinella eletto presidente di Massoero 2000


Il giorno 7 novembre pomeriggio, nell’ambito delle manifestazioni dell’Arci in tutta la Liguria, è stato presentato alla cittadinanza il nuovo «Massoero2000» con una riflessione amichevole sugli «Ultimi della classe», proposta dal neo presidente eletto, cioè il sottoscritto. Ho accettato l’invito a fare parte di questa associazione «no profit», nel ruolo di presidente in sostituzione di don Antonio Balletto, da poco deceduto, perché le parole non bastano più. Lo ritengo un onore e un impegno verso la città, prima ancora che verso le persone che eufemisticamente definiamo «senza fissa dimora». In termini correnti stiamo parlando dei «barboni», sì proprio quelli che intaccano il decoro della città e che il governo in carica vuole schedare e magari mettergli addosso una stella gialla e magari ospitare su un treno da inviare magari in Germania come la mondezza di Napoli. Nel momento in cui i nostri lettori leggono queste righe, per le strade di Genova vi sono persone sulla strada perché schiacciate da una società ingiusta che non ha saputo proteggerle come avrebbe dovuto. Si avvicina l’inverno e mentre noi cianciamo, il freddo mieterà vittime tra le decine e decine di figli e figlie genovesi che la nostra civiltà cristiana non sa riparare sotto un tetto decente. Alcune associazioni tra le quali Massoero2000, San Marcellino e Sant’Egidio in collaborazione con l’Assessorato ai servizi sociali, cominceranno il pellegrinaggio notturno sulle strade per portare bevande calde, coperte e assistenza a queste persone, soggetti di diritto e titolari di dignità costituzionale. Ho un elenco di case dell’Arte che sono sfitte da anni e abbandonate e gridano vendetta davanti alla coscienza di chi gestisce questo patrimonio con disinvoltura e sperpero. Il problema deve essere risolto alla radice: chiediamo al Comune, ma anche ai privati che hanno case non utilizzate, anche fuori città, di darcele in comodato. Noi c’impegniamo a ristrutturarle e a farle abitare da queste persone con la nostra assistenza diretta. Attualmente Massoero2000 assiste circa 60 persone che vivono dignitosamente la loro cittadinanza.


La mareggiata di giovedì 6 novembre con onde alte anche cinque metri e a 120 chilometri all’ora ha colpito la costa ligure che simbolicamente potrebbe essere interpretata come una sberla storica data alla ligure terra perché si svegli dal suo torpore se non vuole annegare nell’erosione di se stessa. La sberla è anche come un invito a buttarsi fuori per uscire dal chiuso stantìo dove sembra che la società ligure si sia rintanata. La paura, artatamente fomentata da un governo irresponsabile con ministri incapaci e ideologici, sostenuti da supporters locali che non sanno vedere oltre il loro naso, sta uccidendo la parte migliore della cultura e dell’anima liguri che è l’accoglienza, la solidarietà, la partecipazione, la vita. Lunedì 27 ottobre alla Commenda si è celebrata la VII giornata dell’amicizia tra cristiani e islamici, alla presenza di tanta gente, compresi parlamentari e consiglieri comunali. Per l’occasione il Delegato dell’Ordine di Malta, proprietario della Commenda ha parlato degli immigrati come «i nuovi pellegrini, da accogliere». Splendida definizione che mette in evidenza la dimensione religiosa dell’immigrazione, con buona pace dei finti cristiani alla lega bossiana e dei simil-cattolici razzisti di religione berlusconiana, il cui capo-padrone riesce ad essere razzista anche quando si sforza di somigliare ad una caricatura da bagaglino.


Pro memoria. Continua la presenza solidale di molti amici per l’acquisto della macchina di Mauro, il cittadino genovese che per una buca di strada si è visto rovinata la sua vita e che adesso torna a vivere in modo pienamente autonomo perché potrà disporre quanto prima di una macchina automatica su misura. Per ora, solo io, dispongo di circa 4.000 euro, inviatemi da tanti amici, anche non di Genova. Continua austero e ieratico il silenzio da parte del Comune di Genova e, in specie dell’Assessorato ai servizi sociali che ormai assiste solo gli impiegati. Ne prendiamo atto.

venerdì 14 novembre 2008

Io invece vi dichiaro colpevoli



a cura di Pino Parisi




"Undici ore di camera di Consiglio.


Poi il Tribunale di Genova, presieduto da Gabrio Barone, ha emesso la sentenza contro i 29 agenti e dirigenti della Polizia di Stato accusati della mattanza alla scuola Diaz: solo 13 condanne. E l’assoluzione per i vertici della polizia. In Aula scoppiano le urla: gridano «Vergogna, vergogna»....




"...Non è facile adesso prender la parola con lucidità a poche ore dalla sentenza sulla mattanza della Diaz, con ancora nelle orecchie il dispositivo del tribunale di Genova che in nome del popolo sancisce la legalità della violenza distato e di governo, una sentenza che a due mesi dalla prescrizione riduce i drammatici fatti di quella notte ad alcuni singoli eccessi e non ad una strutturale sospensione politica di ogni garanzia formale e sostanziale...."




Per chi, come me, ha vissuto quei giorni, il concetto di responsabilità individuale di singoli poliziotti è allo stesso tempo ridicolo e tragico.... ma chi vogliono prendere in giro?




Io invece dichiaro colpevole chi ha condotto tutta l'operazione e chi in quei giorni aveva la responsabilità dell'ordine pubblico. Fondalmente per due reati : Ignoranza e Incompetenza.




Ignoranza perchè hanno dimostrato di non sapere nulla di movimenti per la pace, di manifestazioni di dissenso, dello squilibrio mondiale di lotta alla povertà... per loro tutti quelli che manifestavano erano il "nemico" (ho visto picchiare suore, bambini, scout, giovani, anziani, tutti colpevoli di voler manifestare, cioè rendere manifesto, il proprio pensiero sul mondo agli otto governanti più potenti)




Incompetenza perchè per garantire l'ordine pubblico ed il regolare svolgimento di una manifestazione ci vuole esperienza, calma, competenza....e soprattutto isolare quei 50, 60 delinquenti che si mischiano comunque in tutte le manifestazioni, partite di calcio, etc.... o forse era più comodo lasciarli fare?




.....mi vengono in mente le parole della canzone del Maggio di De Andrè:




.....Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti.....










giovedì 13 novembre 2008

ONDA ANOMALA


Ma chi sono mai questi studenti che, quasi unici, protestano in Italia contro gli effetti delle politiche neoliberali?

di Benedetto Vecchi, Stefano Milani


La marea post-televisiva che rifiuta la fabbrica del consenso di Benedetto Vecchi


L'onda anomala segue percorsi non prevedibili e può cambiare direzione e produrre esiti inattesi anche dagli stessi partecipanti. È imprevedibile perché miltiforme, talvolta contradditoria perché chi vi partecipa esprime modi d'essere, visioni della realtà che spesso le lenti offuscate dell'interpretazione continua a leggerli con categorie e griglie analitiche appesantite dal tempo. Questa prima e parziale lettura del movimento che sta scuotendo l'università i media l'hanno registrata poco, per metterla subito in archivio. E l'onda risponde anche in questo caso in maniera anomala. Gli studenti e le studentesse non si sentono, né vogliono essere rappresentati da nessuno se non da loro stessi. Diffidano dei partiti (tutti, nessuno escluso), ma anche dei media, che a dare una rappresentazione della realtà sono pur sempre deputati. E qualche dubbio sulle scienze sociali non è è da meno, visto che l'inchiesta sull'«onda anomala» presentata ieri a Roma è stata definita dagli studenti intervenuti a commentarla «un sondaggio». Un'inchiesta certo parziale, anche per ammissione degli stessi ricercatori e docenti che l'hanno condotta, ma sul rapporto tra questi studenti e studentesse e il sistema dei media alcuni dati li offre per segnalare come i «produttori di opinione pubblica» sono screditati ai loro occhi. Se un qualche azzardo interpretativo è concesso, si potrebbe dire che l'onda anomala è una «generazione post-televisiva», nel senso che preferisce informarsi attraverso canali multipli, anche se Internet è di gran lunga il medium preferito. Quasi il cinquanta per cento dei settecento intervistati dichiara che si informa attraverso la rete, navigando indifferentemente tra siti mainstream e alternativi. Ma come ha tenuto a precisare un giovane del Dams intervenuto, la forma privilegiata della rete sono i blog messi in piedi da studenti e studentesse e «linkati» ad altri blog dello stesso tipo. Dunque la rete non come il mondo della controinformazione a portata di click, ma come un contesto dove acquisire informazioni, rielaborarle in una presa di parola che, come un tam-tam, ha stabilito un fitto reticolo di blog, siti augogestiti che funzionano come un media «in divenire». Chissà cosa potrebbero dire i fondatori di Indymedia. Il loro slogan - «Non odiare i media, diventa tu stesso un media» - sembra essere diventato il normale accesso all'informazione di questo movimento, ma in una forma sicuramente non prevista, anomala appunto. Non progetti per siti di «movimento», ma blog, racconti in prima persona, il rinvio a altri siti, un «taglia e cuci» in una caotica costruzione di «un punto di vista» che diffida e «decostruisce» tanto le versioni governative che quelle dell'opposizione parlamentare. Solo così si spiega il rapporto episodico con la carta stampata (solo il sei per cento) e quello più frequente, ma tuttavia minoritario, con la televisione (poco più del ventotto per cento usa anche la televisione per acquisire informazioni). Per di più è una lettura e una visione «infedele», nel senso che il tempo passato a leggere giornali o a guardare la tv è poco. Molti sono, infatti, i giovani che leggono il giornale dalle due alle quattro volte a settimana. E se i telegiornali sono visti tutti i giorni, per la televisione la scelta principale va ai film, i telefilm, mentre i programmi di intrattenimento sono «filtrati» attentamente. Disincanto dunque verso la «fabbrica del consenso». Gli animi, ieri a Roma, si sono scaldati solo nella denuncia della disinformazione fatta dai media su alcuni fatti recenti (Piazza Navona). Ma poi preferiscono sottolineare che la presa di parola di questi giovani uomini e donne post-televisivi è un fatto che ha stabilito un prima e un dopo. Il prima plumbeo del movimento, il dopo della condivisione di una condizione dove il diritto di accesso a un'università pubblica, di massa e qualificata (qui la critica del funzionamento attuale dell'università è radicale) è considerato oramai un diritto sociale di cittadinanza non mediabile. E sono gentili e cortesi quando ricordano che non vivono sulla luna. Il rifiuto della precarietà è radicale, perché lavorano già precariamente e il futuro non promette un cambiamento di condizione. Una forte consapevolezza della drammaticità della crisi economica, che impedisce di sperimentare una socialità piena al di fuori della famiglia. L'onda anomala vuol continuare a crescere. Sa che le prossime settimane la vedranno di nuovo in azione, ma nessuno prefigura cosa accadrà. C'è stato, appunto, un prima, dove molto era prevedibile, ma c'è stato un dopo considerato il contesto dove, per costruire un futuro, occorre cambiare il presente. Per questo occorre socializzare le esperienze, il proprio sentire. E già ieri pomeriggio, in rete, il tam-tam dei blog ha detto che l'inchiesta era un sondaggio, più affidabile di altri, ma pur sempre un sondaggio. In fondo, hanno imparato la lezione e si comportano proprio come un media che non delega a nessuno la rappresentazione della propria realtà. Radiografia dell'Onda di Stefano Milani È possibile studiare l'Onda? Prenderne l'essenza, metterla in una provetta ed analizzarla in laboratorio? Se è «anomala» poi, diventa tutto più complicato scomporla, decodificarla, definirla. Ci ha provato Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica, insieme agli studenti del Dams di Roma Tre con un'interessante ricerca-sondaggio effettuata su un campione di 700 studenti a cui è stato chiesto di compilare un questionario. Chi sei, cosa fai, come vivi, per chi voti, quali sono i tuoi punti di riferimento, a cosa aspiri e via dicendo. Tutto materiale raccolto durante un'affollatissima assemblea di fine ottobre, mentre gli studenti organizzavano le mobilitazioni fuori dai loro atenei. Una fotografia di quello sterminato esercito del surf che quell'Onda sta cavalcando da settimane contro il decreto Gelmini, ora diventata legge dello Stato. Il risultato che ne viene fuori è sorprendente, anomalo se vogliamo. Ti aspetti dei «facinorosi», ti ritrovi dei «bamboccioni». Il 75% vive ancora a casa con mamma e papà, «me li dai tu 700 euro per prendere quaranta metri quadri in affitto in periferia», ci dice Luca studente di Lettere. Bamboccioni per necessità, come dargli torto. Ma le sorprese sono altre. Politica? No, grazie. E nemmeno l'ideologia. «Noi ragioniamo sul merito e non per spirito di bandiera», dicono. I valori degli anti-Gelmini sono altri, i sessantottini non crederanno ai loro occhi: famiglia, amore, amicizia. L'impegno politico è solo al settimo posto. Lo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza di loro (83,6%) non è iscritto nè a partiti nè a organizzazioni politico-sindacali. Certo, la connotazione vira decisamente più a sinistra, o meglio al centro sinistra. Nelle ultime elezioni uno su due ha messo la croce sul Partito democratico, nel senso che l'ha votato. Segue Sinistra arcobaleno (16,8%), Italia dei Valori (10,1%), Sinistra critica (3%) e poi il "partito" del non voto (9,5%) che tiene insieme astenuti, voti nulli e schede bianche. E Veltroni è pure il politico più apprezzato, anche se decisamente più in basso (ottavo) nella top ten dei personaggi pubblici a cui i ragazzi «si sentono più vicini e in sintonia» (così recita la domanda). Sul podio c'è chi non ti aspetti: oro a Roberto Benigni, argento a Roberto Saviano (ci può stare), bronzo a Marco Travaglio. Due su tre sono personaggi pubblici, molto popolari e televisivi, in mezzo la figura che più incarna in questo momento l'impegno civico e civile. Seguono Gino Strada e Beppe Grillo, più staccata la strana coppia Jovanotti-Papa Wojtyla, chiudono il terzetto Veltroni, Di Pietro e il presidente della repubblica Napolitano. Politica in zona retrocessione dunque, ma guai anteporre il prefisso "anti". «Meglio una voglia di una nuova politica, come rifondazione di una politica rappresentativa dei ragazzi che risponde alle loro idee e ai loro valori», come crede Francesca Cantù, preside della facoltà di Lettere e filosofia di Roma Tre. E come confermano molti studenti. «A noi non interessa il gioco destra-sinistra, a noi interessa che la scuola e l'università restino pubbliche, che il precariato sparisca, che i tagli all'istruzione e alla ricerca vengano abbattuti. Non è politica questa?». E la buona politica è anche quella che combatte la corruzione, che risulta (34,2%) l'urgenza maggiormente percepita dagli studenti, più del lavoro (29,7%) e del costo della vita (24,5%), comunque temi caldi. Decisamente più lontane le urgenze di chi invece li governa, come la sicurezza, la criminalità e l'immigrazione. Dalla ricerca, ha commentato Novelli «sono emersi aspetti conflittuali assimilabili ai valori degli anni '70, '80 e '90, vale a dire l'impegno, la sfera personale e l'antipolitica, che costituiscono un unico soggetto inclassificabile che forma insieme agli altri un'onda anomala». Un mix forse troppo riduttivo per fotografare un movimento la cui forza sta proprio nella «non appartenenza» e «l'imprevedibilità» come ci tiene a sottolineare Anna, studentessa del Dams. Sennò che Onda anomala sarebbe.

mercoledì 12 novembre 2008

BEPPE GRILLO BOCCIATO AI REFERENDUM


Cassazione, non ci sono le firme Saltano i referendum di Grillo


ROMA - Sarebbero meno di 500mila le firme depositate da Beppe Grillo in Cassazione per i tre referendum in materia di informazione. Per discutere sulla questione si è riunito oggi a palazzaccio l'ufficio nazionale centrale per i referendum, che ha deciso di convocare il comitato promotore per il 25 novembre.I tre referendum riguardavano l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, i finanziamenti pubblici all'editoria e la legge Gasparri sulle frequenze tv. Le firme erano state raccolte a partire dal 25 aprile scorso, in occasione del secondo 'vaffaday' promosso da Grillo, e depositate in Cassazione in luglio.Grillo organizzò la manifestazione in concomitanza con l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Una data simbolica che fece seguito al primo "vaffaday" organizzato l'8 settembre. Al centro della giornata Grillo mise sarà il sistema dell'informazione, con la proposta di abrogare l'ordine dei giornalisti, la legge Gasparri sul sistema televisivo e la legge sull'editoria che garantisce ricchi finanziamenti e agevolazioni fiscali a tutti i principali giornali italiani. La scelta cadde sullo strumento referendario. Ma la campagna del comico genovese non ha colto l'obiettivo.

martedì 11 novembre 2008

Omaggio di Saviano alla Makeba


ricevo e inoltro

Ci ha insegnato la rabbia della fratellanza di ROBERTO SAVIANO


Cosa è il blues?, si chiede lo scrittore afroamericano Ralph Ellison. Il blues è quello che i neri hanno al posto della libertà. Dopo aver saputo della morte di Miriam Makeba, mi è subito venuta in mente questa frase. Mama Africa è stata ciò che per molti anni i sudafricani hanno avuto al posto della libertà: è stata la loro voce. Nel 1963 ha portato la propria testimonianza al comitato contro l'apartheid delle Nazioni Unite. Come risposta il governo sudafricano ha messo al bando i suoi dischi e ha condannato Miriam all'esilio. Trent'anni d'esilio. Da quel momento la sua biografia si è fatta testimonianza di impegno politico e sociale, una vita itinerante, come la sua musica vietata. Nelle perquisizioni ai militanti del partito di Nelson Mandela vengono sequestrati i suoi dischi, considerati "prova" della loro attività sovversiva. Bastava possedere la sua voce per essere fermati dalla polizia bianca sudafricana. Ma la potenza delle sue note le conferisce cittadinanza universale fa divenire il sudafrica terra di tutti. E soprattutto l'inferno dell'apartheid un inferno che riguarda tutti. Negli anni Sessanta, approdata negli Stati Uniti, Miriam Makeba si innamora di Stokley Carmichael, leader delle Pantere Nere e i discografici in America le cancellano i contratti, perché Mama Africa non combatte con i mezzi della militanza politica ma con la voce. E questo fa paura. Lei arriva alla gente attraverso la sua musica, attraverso successi mondiali come Pata Pata che tutti ballano, che piacciono a tutti, con una forza dirompente e vitale che il governo dell'apartheid come i razzisti di tutto il mondo non sanno come arginare o combattere.
Così, a 76 anni, è venuta a cantare persino in un posto che sembra dimenticato da dio, dove persone solerti hanno organizzato un concerto per portare un po' di dignità a una terra in ginocchio. E l'altra sera mi hanno chiamato di notte. Checco che aveva seguito l'organizzazione del concerto, mi ha detto che Miriam Makeba non si sentiva bene, "ma la signora vuole cantare lo stesso, vuole il tuo libro nell'edizione americana nel camerino, Robbè, è tosta!". Quando mi avevano detto che Miriam Makeba aveva accettato di cantare a Castel Volturno nel concerto in mia vicinanza che chiudeva gli "Stati generali della scuola del Sud", al primo momento stentavo a crederci. Invece lei che per anni aveva lottato e aveva viaggiato cantando per tutta l'Africa e il resto del mondo, voleva venire anche in questo angolo sperduto dove quasi due mesi prima c'era stata una strage di sette africani. Ché per lei erano africani, non ghanesi, ivoriani o del Togo. In questa idea panafricana che fu di Lumumba e che mai come oggi sembra per sempre purtroppo sepolta. Mama Africa si è esibita a pochi metri da dove hanno ammazzato l'imprenditore Domenico Novello, un morto innocente, nativo di queste terre, che invece è morto solo, senza partecipazione collettiva, rivolta, fratellanza. La morte di Miriam Makeba, venuta a portarmi la sua solidarietà e testimoniarla alla comunità africana ed italiana che resiste al potere dei clan, è stato per me un enorme dolore. Enorme come lo stupore con cui ho accolto la dimostrazione di passione e forza di una terra lontana come quella sudafricana che già nei mesi passati mi aveva espresso la sua vicinanza attraverso l'arcivescovo Desmond Tutu. Invece, grazie alla loro storia, persone come Tutu o come Miriam Makeba sanno meglio di altri che è attraverso gli sguardi del mondo che è possibile risolvere le contraddizioni, attraverso l'attenzione e l'adesione, il sentirsi chiamati in causa anche per accadimenti molto lontani. E non con l'isolamento, con la noncuranza, con l'ignoranza reciproca. Il Sudafrica vive una pressione dei cartelli criminali enorme, ma i suoi intellettuali e artisti continuano ad essere attenti, vitali e combattivi. Desmond Tutu stesso definì il Sudafrica "rainbow nation", nazione arcobaleno, lanciando il sogno di una terra molto più varia e ricca e colorata di un semplice ribaltamento di potere fra il bianco e il nero. Miriam Makeba era e rimane la voce di quel sogno. Se c'è un conforto nella sua tragedia si può dire che non è morta lontano. Ma è morta vicina, vicina alla sua gente, tra gli africani della diaspora arrivati qui a migliaia e che hanno reso propri questi luoghi, lavorandoci, vivendoci, dormendo insieme, sopravvivendo nelle case abbandonate nel Villaggio Coppola, costruendoci dentro una loro realtà che viene chiamata Soweto d'Italia. È morta mentre cercava di abbattere un'altra township col mero suono potente della sua voce. Miriam Makeba è morta in Africa. Non l'Africa geografica ma quella trasportata qui dalla sua gente, che si è mescolata a questa terra a cui pochi mesi fa ha insegnato la rabbia della dignità. E, spero pure, la rabbia della fratellanza. (Copyright 2008 by Roberto Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency)

lunedì 10 novembre 2008

DIAZ - PROCESSO ALLA POLIZIA


Incontro con gli studenti
Genova, lunedì 10 novembre 2008, ore 19
Aula M - Facoltà di Lettere - via Balbi 4, Genova

interverranno avvocati e attivisti da anni impegnati sui processi g8.
A pochi giorni dalla sentenza, si vuole ricordare chi sono gli imputati al processo Diaz e per quali reati la Procura di Genova ha chiesto più di 110 anni di condanna.
Alle proiezioni video sul G8 Genova seguirà dibattito.

domenica 9 novembre 2008

Albaro: TRA TSUNAMI E RESTYLING


di Bianca Vergati


Onda Anomala, che fortuna! Nello sconquasso che ha prodotto il tempo in questi giorni sulla costa genovese ci sarà qualcuno che gioisce: i fautori del Progetto Nuovo Lido in corso Italia. L'Imprenditore proponente domenica mattina 2 novembre, si aggirava con l'aria niente affatto costernata tra le macerie dello stabilimento, sbofonchiando al telefonino, sorridendo sotto i baffi. Chi avrà chiamato? Bertolaso forse, che dovendo venire in Liguria, con corsia preferenziale prenderà atto del disastro. Anche il Comune esaminerà d'urgenza il tutto? Si potrebbe ipotizzare di sì. Il primo cittadino ha impartito la sua laica benedizione al piano di riassetto del litorale. Il progetto contiene tutte le premesse perché la riqualificazione avvenga sulla base di interventi di qualità e finalizzati alla rinaturalizzazione della struttura esistente. Così recitavano le dichiarazioni del Sole 24ore del 17 settembre e perdonate la vetustà della citazione, proprio per proporre una versione di giornale non locale. E ora che il mare ha fatto danni… Olè! Certo, era lo stabilimento dei ricchi, trent'anni fa però, come ha dimostrato la malinconica celebrazione dei suoi Cent'anni a settembre. Ora l'età dei bagnanti è over 60, pensionati, come la media statistica degli abitanti della città, un 25% contro il 18% di quella nazionale: lo spazio per giovani e bambini è sempre ristretto, disturbano le chiacchiere o il pallone, visto che la terza età ci passa ormai tutta l'estate. Rinnoviamo allora, attiriamo nei nuovi spazi tanti turisti, operatori del Salone, quelli che visitano l'Acquario, croceristi, sperando che non tirino dritti come al solito. E' l'occasione per il Levante, ha ribadito il Sindaco nel recente incontro con i cittadini PD all'hotel Rex di Boccacadasse, il 22 ottobre. Da questa parte si viene per cambiare aria, quale bambino di

Genova qui non ha mangiato un gelato? Facciamone un luogo di attrazione, di sport integrati, dalle Piscine del Nuoto alla promenade del Nuovo Lido. Peccato che su questa promenade dimezzata, si affacceranno tremila mq di commerciale. Quante licenze, Signora Sindaco? Sappiamo bene che i costruttori non sono dei Babbi Natale: si decementificherà il Lido, che per la verità di un restyling ora ne ha bisogno più che mai. Senza dimenticare chi vende, imprenditori che tanto lavoro hanno dato, sempre hanno investito nella loro impresa, decuplicando i volumi del palazzotto Liberty che c'era! Fortunati quei trenta appartamenti pièd dans l'eau, che con hotel e beauty farm avranno l'altra metà del litorale: forse la legge Galasso non vale per tuttti, qualcuno può costruire a meno di 300 metri dal mare, deroga al PUC obbligata. Che importa se da Boccadasse a Punta Vagno , soltanto quel fazzoletto di spiaggia libera a S.Giuliano e tanti stabilimenti da falò. Così con materiali e vegetazione di pregio, come consiglia Urban Lab per una promenade di soli duecento metri "fruibile" però da tutta la città, in riva al mare, con passerelle di vetrine: voilà il Lido del futuro. Visti gli andamenti dei consumi, e i soldi in tasca della gente, tutti al Lido per farsi un bel massaggio, che costerà un nonnulla tra frivolezze varie.

sabato 8 novembre 2008

Nuvole e Sciacquoni







Nuvole e Sciacquoni



Come usare meglio l'acqua in casa e in città



libro di Giulio Conte



Un nuovo movimento: la sustainable sanitation




L'acqua è l'oro blu del terzo millennio, capace di scatenare conflitti come già accade per il petrolio. Non è infinita, e se quasi un miliardo di persone non ne ha a sufficienza per soddisfare le necessità primarie, nei paesi dell' Occidente sviluppato spesso la si spreca con grande indifferenza.



La tesi è che sia invece possibile ridurre notevolmente i consumi idrici domestici e l'inquinamento da essi provocato senza per questo rinunciare ai livelli di comfort cui siamo da tempo abituati. Per farlo è però necessario innescare una piccola rivoluzione che, prima che tecnica e politica, è culturale.



Chi ha detto che per scaricare un WC si debba usare acqua potabile?



E perché abbiamo abbandonato la pratica di accumulare e riutilizzare le acque piovane?



Nuvole e sciacquoni analizza le strategie che sono state adottate nei secoli per la gestione domestica e urbana dell'acqua, e spiega come oggi è possibile usarla in modo più intelligente. Nuvole e sciacquoni si concentra sugli usi civili e domestici dell'acqua che, sebbene comportino consumi di gran lunga inferiori rispetto a quelli agricoli, sono in continua e rapida crescita. L'uso domestico è poi quello che ha bisogno di acque di miglior qualità, che diventano sempre più scarse a causa dell'inquinamento provocato in larga misura proprio dagli scarichi urbani.



È quindi urgente rivedere il modello di gestione idrico fin qui applicato.



Il libro illustra nel dettaglio le soluzioni più semplici e innovative per il risparmio e la migliore gestione dell'acqua nelle abitazioni e in città, proponendosi come la prima e più completa guida all’uso sostenibile delle risorse idriche.




Giulio Conte (Roma 1963), biologo, svolge attività di consulenza ambientale nel campo della gestione delle acque e delle risorse naturali. È socio fondatore dell'Istituto Ambiente Italia, dove è responsabile dell'area Risorse Naturali e svolge attività di pianificazione e valutazione ambientale. Con la società di ingegneria IRIDRA si occupa di progettazione di soluzioni per la gestione sostenibile delle acque e degli scarichi idrici. Ha collaborato a diversi progetti internazionali sulla gestione delle acque con partner europei e nordafricani.




Ma che cosa si intende per sustainable (o ecological) sanitation? Cercando questi due termini con un motore di ricerca internet, si trovano ormai un gran numero di siti interessanti: certamente una delle fonti più autorevoli, perché storicamente una delle prime ad affrontare il problema, è il progetto Ecosan, promosso dal Governo tedesco con il supporto di molti altri partner in tutto il mondo.






La gestione convenzionale usa grandi quantità di acqua, insieme a fertilizzanti e pesticidi, per irrigare i campi e fornire prodotti al mercato alimentare. Altra acqua viene destinata agli usi civili che la impiegano nelle nostre case per allontanare gli scarichi (che contengono proprio quei fertilizzanti necessari all'agricoltura). Grandi quantità di acqua vengono poi raccolte dalle reti fognarie e, nel migliore dei casi, inviate agli impianti di depurazione per rimuovere inquinanti e fertilizzanti. Non c'è riuso né d'acqua né di fertilizzanti, mentre c'è un forte rischio di contaminazione per qualsiasi problema si verifichi nella rete fognaria o nel depuratore.
La sustainable sanitation (o gestione sostenibile delle acque e degli scarichi) punta invece da un lato a ridurre il più possibile l'uso dell'acqua attraverso il risparmio e la raccolta della pioggia, dall'altro a riusare il più possibile acqua e i fertilizzanti contenuti nelle acque di scarico. Per questo tiene separate le acque grigie (meno pericolose perché non contaminate da patogeni e più facili da depurare) da quelle nere: le prime possono essere riusate in molti modi anche all'interno delle abitazioni (scarichi WC, lavaggio abiti e superfici interne ed esterne, innaffiamento); le acque nere, invece, che contengono nutrienti preziosi per l'agricoltura, vengono riusate per l'irrigazione, dopo aver eliminato i patogeni. Per il trattamento sia delle une che delle altre si tende a ricorrere a tecniche decentrate, che permettano di depurare e riutilizzare le acque localmente: tra queste, rivestono particolare importanza, anche se non sono le sole, le tecniche di fitodepurazione, che garantiscono una maggiore elasticità e sono gestibili in modo decentrato senza una specifica preparazione tecnica e a basso costo.



Quando possibile o necessario, la sustainable sanitation cerca di evitare del tutto il ricorso all'acqua: è il caso di tecniche come i waterless urinals (urinali a secco) e le composting toilet (toilet a compostaggio), che garantiscono lo smaltimento degli escrementi umani in perfetta igiene senza bisogno di acqua.
Il movimento si è recentemente organizzato nella Sustainable Sanitation Alliance (SuSanA, http://www.sustainable-sanitation-alliance.org/ ), un'associazione a cui aderiscono decine di diversi soggetti (organismi dell’ONU, enti di ricerca e agenzie di cooperazione internazionale, associazioni scientifiche e ONG, Enti locali, singole imprese) provenienti da ogni angolo del mondo (dal Brasile al Giappone, dalle Filippine al Sudafrica) con una prevalenza di partner europei e indiani. Inutile dire che tra i partner di SuSanA non c'è nessun italiano.

venerdì 7 novembre 2008

No ai Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE ex CPT) in Liguria

Genova. La Liguria? Indisponibile ad accogliere sul proprio territorio strutture o centri di accoglienza temporanea o, ancora, luoghi in cui gli extracomunitari debbano essere identificati ed espulsi. Indisponibile per legge. Ieri mattina, la commissione consiliare Salute e Sicurezza del consiglio regionale della Liguria ha approvato - con il voto favorevole della maggioranza - la proposta di legge di Rifondazione comunista, un atto di principio che introduce una modifica alla legge regionale sull'immigrazione «in coerenza con i principi dei diritti dell'uomo e come atto politico contro la discriminazione razziale».Al voto in commissione il centrodestra, con i consiglieri Matteo Rosso (Forza Italia) e Gianni Plinio (Alleanza nazionale) replica con la richiesta di un parere preventivo di legittimità costituzionale avanzata al ministro degli Interni, Roberto Maroni.«È un preciso passo in avanti che mette la Liguria, prima tra tutte le Regioni, su un terreno avanzato di democrazia e di cultura e di lotta contro ogni razzismo e xenofobia», commenta il capogruppo di Rifondazione comunista Marco Nesci. « Ad un così grande ed evidente segno di civiltà e di rispetto dell'intera umanità, si denota, ancora una volta, come nel centrodestra - prosegue - alcuni paladini della discriminazione del diverso abbiano prevalso e condotto una opposizione che, anche nell'ultimo passaggio consiliare, si presenterà nelle forme più ottuse».L'opposizione alla proposta di legge, che andrà in consiglio entro la fine del mese, parte in quarta con Plinio e Rosso. «La Regione non può inserire in una legge il suo "no" ai Cpt. Questa è una competenza dello Stato» avvertono annunciando anche di aver trasmesso al ministro dell'Interno Roberto Maroni la copia della proposta di legge di Rifondazione contraria ai Cpt e Cie in Liguria chiedendo un parere di legittimità prima della definitiva discussione in Consiglio Regionale.«È inammissibile che la Regione Liguria pretenda di legiferare in materie come l'immigrazione e la pubblica sicurezza che sono di competenza esclusiva dello Stato - hanno detto Plinio e Rosso - È per questo che abbiamo invitato il ministro Maroni a trasmetterci un parere preventivo di legittimità costituzionale onde non far rischiare una impugnativa della legge dinanzi alla Consulta. Realizzare un Cpt anche in Liguria, come intende fare il Governo, significa dotare anche la nostra regione di una struttura utile per velocizzare le espulsioni di immigrati clandestini delinquenti. Lo stesso presidente Napolitano bollò come irresponsabili i governatori regionali di centrosinistra che sottoscrissero un documento per chiuderli».In Liguria la polemica sulla realizzazione di un Centro di identificazione ed espulsione, esplose la vigilia di Ferragosto quando, a Genova per presiedere un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, il sottosegretario Michelino Davico (leghista come Maroni) disse a chiare lettere che i liguri non potevano esimersi.

giovedì 6 novembre 2008

Acqua:Genova come Parigi


Da gennaio 2010 la città di Parigi ripubblicizzerà il suo servizio idrico.
In Italia e nella Provincia di Genova la privatizzazione ha migliorato la gestione?
I cittadini sono contenti? A 14 anni dalla legge Galli iniziamo un bilancio, confrontandoci con Parigi e l'Europa


Venerdì 7 Novembre 2008 ore 17.00


Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi
Presiede e modera Walter MASSA, Presidente ARCI Liguria
Saluti di Carlo SENESI, Assessore alle risorse idriche del Comune di Genova
Don Andrea GALLO, Comunità di S.Benedetto
Intervengono
Anne LE STRAT, Presidente Generale di Eau de Paris
Marco BERSANI Forum dei movimenti per l'acqua
Antonio LUPO, Comitato Acqua Pubblica Provincia di Genova
Paolo PERFIGLI, Assessore alle politiche delle acque della Provincia di Genova
Franco ZUNINO, Assessore all'Ambiente della Regione Liguria
Patrizia QUARTA, Direzione Nazionale Cittadinanza Attiva
Maurizio GUBBIOTTI, Segreteria Nazionale Legambiente
Corrado ODDI, Funzione Pubblica CGIL Nazionale

mercoledì 5 novembre 2008

Carta di soggiorno negata motivo: paradosso


La Questura di Genova ama tanto i bambini (immigrati) che li vuole conoscere, di persona, uno per uno, anche se, magari, questa conoscenza comporta qualche disagio (per il bambino). Ma cosa non si farebbe per un caldo contatto umano… Dunque questa è la storia di Hassna, cittadina marocchina regolarmente residente a Genova da più di cinque anni e quindi in condizione di poter richiedere la “carta di soggiorno” permanente. Ma c’è un figlio, un bambino di quattro anni che ora vive in Marocco da una zia: la mamma molto presto ha divorziato dal marito, deve lavorare per vivere, e qui ha solo una sorella anche lei divorziata, anche lei costretta ad accettare la lontananza dai figli per poter lavorare. Così, quando Hassna va in Questura per le pratiche della carta di soggiorno si sente dire che, per ottenerla, è indispensabile che lei porti, fisicamente, il figlio, perché loro lo possano “vedere”. Ma, tenta di replicare, mio figlio è nato a Genova, all’Ospedale Villa Scassi, ha il suo bel certificato di nascita, è regolarmente iscritto sul mio permesso di soggiorno, io ne ho ottenuto l’affido da parte del Tribunale dei Minori… che senso ha che lo vogliate “vedere”? Per me è un problema tremendo: devo andare e venire dal Marocco due volte, per andarlo a prendere e per riportarlo, ho perso il lavoro il mese scorso e non ho i soldi per questi viaggi, il bambino lì è già inserito a scuola… Niente da fare. Irremovibili. Così Hassna raccoglie, con prestiti da amici, i soldi per il primo dei due viaggi, e ora il bambino è qui, in attesa di poter tornare in Marocco. Mentre mi racconta la vicenda col suo ottimo italiano Hassna mi guarda, interrogativa, come a chiedermi come sia possibile che qui le cose funzionino così. Sottolinea che in altri Paesi europei suo figlio avrebbe acquisito la nazionalità del luogo di nascita, e fa i conti di quanto le sta costando tutto ciò in un momento in cui si trova disoccupata: 200 euro per la carta di soggiorno, 600 euro di debiti per il viaggio... Nel frattempo mi racconta anche di sé: trenta anni, diplomata, il progetto di entrare nelle forze dell’ordine in Marocco reso impossibile da un infortunio. Poi, nel 2000, una visita alla sorella in procinto di partorire che, insensibilmente, si trasforma in un cambiamento di progetto di vita, da giocarsi qui. Un matrimonio sbagliato le regala un bambino che crescerà lontano, mentre la possibilità di ritornare in Marocco impallidisce. Hassna, tre lingue perfette (arabo, francese e italiano), è a metà tra due mondi: lì il passato e la nostalgia, qui le amicizie, le relazioni, le esperienze di lavoro. La lontananza dal figlio è un dolore immenso, ma averlo qui, da sola, è proprio impossibile. E poi, aggiunge, lì a scuola può avere una preparazione migliore: in Marocco si imparano contemporaneamente due lingue, perché studiamo da subito su testi in arabo e francese. E dai primissimi anni si aggiunge la terza: inglese o spagnolo. (p.p.)

martedì 4 novembre 2008

G8, ultimo atto sullo scandalo della Diaz


CINQUECENTO manifesti affissi in tutta la città mostrano la sagoma di un poliziotto del famigerato VII Nucleo Sperimentale - protagonista del sanguinario blitz alla scuola Diaz - , che delimita un mosaico di fotografie scattate quella maledetta notte del G8. Poche righe ricordano quanto accaduto sette anni fa e la prossima conclusione del procedimento di primo grado. «Genova, 21 luglio 2001. Vertice G8. L´irruzione alla scuola Diaz. 93 arresti illegali, 61 feriti, la costruzione di prove false... 29 poliziotti sotto processo. Dopo 7 anni la Procura chiede condanne per 110 anni di carcere. A novembre 2008 la sentenza». Il manifesto, che reca in rosso la sigla www.processig8.org, annuncia indirettamente anche l´appuntamento di domani pomeriggio (ore 17) nella Sala di Rappresentanza di Palazzo Tursi. Un incontro pubblico che porta lo stesso titolo del manifesto - "Diaz. Processo alla polizia" - e al quale parteciperanno il sociologo Salvatore Palidda, l´avvocato Laura Tartarini, un reporter inglese - Mark Covell - che è una delle 93 vittime dello sciagurato blitz, e il giornalista Massimo Calandri. Nel corso del dibattito sarà proiettata l´intervista inedita ad uno dei poliziotti che partecipò a quella che uno dei funzionari imputati - il vicequestore Michelangelo Fournier, braccio destro di Vincenzo Canterini - ha definito «macelleria messicana».La sentenza per il più delicato e scomodo tra i processi del G8 è attesa a partire dal prossimo 12 novembre, giorno in cui il tribunale presieduto da Gabrio Barone si ritirerà in camera di consiglio. Sono imputati 29 tra agenti e super-poliziotti, accusati a diverso titolo di aver picchiato persone inermi ed innocenti, di aver falsificato le prove per «giustificare» il massacro, di aver mentito dall´inizio alla fine: a cominciare dal fantomatico agguato ai danni di alcune pattuglie, per continuare con la presunta resistenza da parte degli ospiti della scuola, proseguendo con il poco credibile accoltellamento di un «celerino», fino al crescendo delle bottiglie molotov introdotte ad irruzione terminata. Alla sbarra ci sono Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, rispettivamente a capo della Direzione anticrimine centrale e dell´ex Sisde, c´è Gilberto Calderozzi, protagonista dell´arresto di Bernardo Provenzano, ci sono gli allora capi della "Celere" romana e della Digos genovese. Tutti funzionari ai vertici del ministero dell´Interno che in questi anni, e nonostante le accuse rivolte dalla procura, hanno continuato a fare carriera. Il procedimento, in cui l´accusa è sostenuta dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, ha generato un secondo, imbarazzante fascicolo: è quello relativo alla falsa testimonianza del vecchio questore del capoluogo ligure, Francesco Colucci, che sarebbe stato «istigato» da Gianni De Gennaro, a lungo capo della polizia. Una storia vergognosa e purtroppo infinita.

lunedì 3 novembre 2008

Iniziativa studentesca contro i tagli finanziari previsti dalla legge 133/2008


LUNEDì 3 MARTEDì 4

h 10.00 ETNOLOGIE a cura del Professor Barbadella Facoltà di: Lingue Piazza de Ferrari


h 11.00 HPV e CARCINOMA DELLA CERVICE UTERINAa cura del Professor Maganzadella Facoltà di: Medicina Piazza Matteotti

h 11.30 STORIA DELL´ARTE CONTEMPORANEA a cura del Professor Vieldell´ Accademia di Belle Arti Piazza de Ferrari


h 14.00VISIONE DELL´ALTRO (xenofobia e razzismo)a cura del Professor Marco Aime della Facoltà di: Lettere Piazza Matteotti

INTORNO A NELSON MANDELA h. 15.00a cura del Professor Jones della Facoltà di: Lingue Piazza de Ferrari

h15.00 LEZIONE DI STORIA MODERNAa cura del Professor Repetti della Facoltà di: Storia Piazza Matteotti

ARTISTI IN PIAZZA h. 16.00(gli studenti lavorano in pubblico)dell´ Accademia di Belle Arti Piazza de Ferrari


PROCESSO BOLOGNA h. 17.00a cura degli Studenti della Facoltà di: Scienze Politiche Piazza Matteotti


FORMAZIONE DELLE NUVOLE h. 10.00a cura di Marco Tizi della Facoltà di: Fisica Piazza de Ferrari

LA VISITA MEDICA h. 12.00a cura del Professor Maganza della Facoltà di: Medicina Piazza de Ferrari


LA RICERCA h. 12.00E IL PENSIERO SCIENTIFICO a cura del Professor Tacchetti della Facoltà di: Medicina Piazza Matteotti

LEZIONE DI PERCEZIONI VISIVE h. 14.00a cura del Professor Renato Carpi dell´ Accademia di Belle Arti Piazza de Ferrari

L`AUTOPSIA h. 14.00a cura del Professor Mastracci della Facoltà di: MedicinaPiazza Matteotti


LA NUOVA APARTHEID h. 15.00INTEGRAZIONALISTA Conferenzadella Facoltà di: Lingue e Scienze della Formazione Piazza Matteotti


LEZIONE DI DIRITTO PRIVATO h. 17.00a cura del Professor Vincenzo Roppo della Facoltà di: Giurisprudenza Piazza de Ferrari

ALL´ORIGINE DELL´ABITARE h. 17.00Conferenza della Facoltà di: Architettura Piazza Matteotti